7 APRILE – GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE – PALAZZO ISIMBARDI, VIA VIVAIO,1 – MILANO ORE 17.30

27156180-7-aprile-testo-giornata-mondiale-della-salute-medico-simbolo-caduceo-sfondo-illustrazione-Archivio-FotograficoRETE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DI MILANO E LOMBARDIA
MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS – ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO – COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO

7 APRILE 1916/ 7 APRILE 2016
GIORNATA MONDIALE DI MOBILITAZIONE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE

Come ogni anno, il 7 aprile si celebra la giornata mondiale di mobilitazione per il diritto alla salute.

In Europa, i paesi con sistemi sanitari pubblici, in particolare, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia hanno subito o stanno subendo pesanti attacchi che hanno messo o stanno mettendo in crisi il diritto universale
alla salute. Il neo liberismo diffuso impone forme sempre più spinte di privatizzazione a partire dai tentativi di diffusione delle assicurazioni sanitarie integrative – e non solo – che vengono sistematicamente introdotte nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
La sanità viene considerata una merce qualsiasi, oggetto dell’iniziativa del mercato e fonte di profitto.

In solidarietà e in unione con tutti i movimenti, le associazioni e i sindacati che si oppongono alle misure che vanno in quella direzione, compresi in particolare i paventati accordi internazionali TTIP e TISA, le associazioni unite nella Rete per il diritto alla Salute di Milano e Lombardia di cui fanno parte Medicina Democratica, il Forum Civico Metropolitano, l’associazione Senza Limiti onlus (per la difesa degli anziani
cronici non autosufficienti e disabili gravi), l’AIEA (ass. italiana esposti amianto-onlus) hanno deciso di celebrare questa giornata a Milano anche per riflettere sulla recente legge approvata dalla regione Lombardia (n. 23 dell’11 agosto 2015) di evoluzione del sistema sanitario lombardo.

La salute è un bene comune cui non si può rinunciare e che va perseguito. Il sistema sanitario nazionale va difeso, implementato, sostenuto. Si tratta di un diritto costituzionale che richiede, per essere attuato, un’organizzazione sanitaria universale, gratuita e partecipata, basata sulla prevenzione.

Parteciperanno ed interverranno:

Hakim Baya, membro della Commissione internazionale di Solidaires SUD Sante Sociaux (France)

Piergiorgio Duca, presidente di Medicina Democratica (docente di biometria e statistica medica dell’Università di Milano),

Alberto Donzelli esperto di sanità pubblica – fondazione Allineare Sanità e Salute

Giuseppe Natale, portavoce Forum Civico Metropolitano

Andrea Micheli, epidemiologo – esperto europeo di economia sanitaria

Vittorio Agnoletto, medico del lavoro – docente di “globalizzazione e politiche della salute“ –

Università Statale di Milano

Margherita Napoletano – Coordinamento Rappresentanti Lavoratori per la Sicurezza – Sanità

Carlo Parascandolo – Rete per il diritto alla salute di Milano e Lombardia

L’incontro si svolgerà

giovedì 7 aprile dalle ore 17,30 alle ore 20,30

presso la Sala degli Affreschi di palazzo Isimbardi, già sede della Provincia, in via Vivaio, 1 – Milano.


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Per raggiungere Palazzo Isimbardi:

Ingresso da via Vivaio 1 e da corso Monforte 35 – 20122 Milano

MM1: S. Babila – Palestro
TRAM: 9-23-30-29
BUS: 54-61-94

Dall’Aereoporto di Linate:
BUS 73 S. Babila

Dalla Stazione Centrale:
– MM3 Duomo e cambio MM1 S. Babila – Palestro
– TRAM: 9 (Piazza Tricolore)

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Documenti Convegno “Diritto alla Salute e sanità integrativa” del 16/01/2016 – Milano

16 gennaio 2016In questa pagina sono pubblicati gli interventi e i documenti relativi al convegno ” Diritto alla Salute e sanità integrativa” del 16/01/2016 tenutosi a Milano presso la Casa delle Associazioni di via Marsala, 8.


Interventi:


Introduzione di Piergiorgio Duca


prof. Giorgio Cosmacini – docente di storia della medicina e della Sanità dell’Università Vita e Pensiero: “la nascita della sanità pubblica e la sua evoluzione ai giorni nostri”


dott. Alberto Donzelli (esperto di sanità pubblica): “dal mito della prestazione sanitaria alla sanità integrativa”


Aldo Gazzetti (esperto di sanità pubblica): “..la sanità integrativa minaccia la copertura sanitaria di tipo universale (esempio spagna da universale ad assicurativa obbligatoria —–> modello francese e tedesco)? forme di copertura sostitutiva


prof. Piergiorgio Duca – docente di biometria e statistica medica Università di Milano: l’Università serve per la formazione di operatori sanitari e sociali preparati per affermare il diritto alla salute?”


Documenti


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Il clima con occhi diversi

fragile-thumb-406x455-39961(Elena Camino, Gruppo ASSEFA* Torino: www.assefatorino.org)

 

Guerra alla Terra

Quando vedrete il prossimo film di guerra, provate a guardarlo da un punto di vista diverso: quello di un fringuello, di una salamandra, di una talpa, di un ciliegio, se la battaglia si svolge in Europa; oppure, se lo scenario è tropicale (magari il Vietnam), immaginate di essere una scimmia, un coccodrillo, un boschetto di mangrovie.  Tutte le creature che popolano i campi di battaglia sono colpite, come e più delle persone, dalla furia della guerra. Milioni di creature innocenti perdono la vita quando gli umani si fanno la guerra. E quando gli scontri finiscono, e torna (almeno in apparenza) la pace, ancora a lungo gli ecosistemi soffrono: gli habitat di molti animali sono sconvolti, i veleni rilasciati durante i combattimenti percolano nelle falde, il suolo crivellato di esplosioni perde la sua fertilità.

Di queste creature non si è parlato nella XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) tenuta a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015.

Si è parlato di ‘squilibri ambientali’, si è discusso sulle strategie da mettere in atto per ridurre la produzione di gas a effetto serra… ma non mi sembra che il tema della guerra sia stato tra le priorità. Eppure la guerra, sia nelle fasi di preparazione che nei momenti di violenza esplosiva, è forse (perché i conti dei danni sono difficili da fare con accuratezza) la maggiore produttrice di sostanze climalteranti.

 

Militari climalteranti

Sara Flaunders, in un articolo del 2009, sosteneva che “il Pentagono è il maggior consumatore istituzionale di prodotti petroliferi e di energia in generale. Ma il Pentagono gode di una implicita esenzione in tutti gli accordi internazionali sul clima” (http://www.iacenter.org/o/world/climatesummit_pentagon121809/).

H. Patricia Hynes, una studiosa che si è occupata di salute ambientale alla Boston University School of Public Health, ha pubblicato alcuni anni fa una serie di articoli dal titolo ‘Pentagon pollution’: nel n. 7 di questa serie (pubblicato nel 2011) che riguarda l’assalto militare al clima globale, l’Autrice segnala il ruolo preminente delle attività militari americane nel produrre sostanze climalteranti.  (http://climateandcapitalism.com/2015/02/08/pentagon-pollution-7-military-assault-global-climate/)

Adam J. Liska e  Richard K. Perrin hanno pubblicato sulla rivista Environment (luglio-agosto 2011)   un articolo dal titolo “Garantirsi il  petrolio straniero: includere le attività operative militari nello studio dell’ impatto dei combustibili fossili nei cambiamenti climatici” (http://www.environmentmagazine.org/Archives/Back%20Issues/July-August%202010/securing-foreign-oil-full.html).

Un recente numero della rivista Peace studies journal (Vol. 8 (1), October 2015: http://peaceconsortium.org/wp-content/uploads/2014/07/PSJ-Vol-7-Issue-2-2014.pdf) è dedicato espressamente al tema degli impatti ambientali delle guerre. Traduco alcune frasi dell’Introduzione, scritte dall’Autore che ha curato questo volume, Joel T. Helfrish. “Mentre scrivo le isole di Pagan e Tinian nel Pacifico sono minacciate dai corsi di addestramento dei militari USA, per imparare a svolgere azioni con fuoco e bombe.  Sono minacciate la barriera corallina e le altre forme di vita acquatica, sono a rischio di estinzione specie endemiche, sono sotto tiro antiche meraviglie geologiche e le acque profonde, ancora in parte inesplorate. Sono minacciati luoghi storici e spiagge incontaminate, e i residenti dell’Arcipelago delle Isole Marianne. […] Sebbene i Comandi Militari degli Stati Uniti sappiano da tempo che il cambiamento climatico è una minaccia ancora più grave del terrorismo, continuano a svolgere le loro attività come al solito – occupando luoghi da cui poi non si ritirano più, in cui distruggono terre e habitat critici, e utilizzano sempre più risorse per farlo.   Insediata ormai su più di 800 basi in tutto il mondo, con i suoi test e l’uso di animali, con i suoi consumi di carburanti fossili e la costruzione di armi, la potenza militare USA distrugge l’ambiente, mentre vomita gas climalteranti e altre sostanze che provocano letali inquinamenti”.

Più difficile trovare dati sugli effetti ambientali delle attività militari della Russia, e in generale degli altri Paesi impegnati nelle forme di difesa militare e armata.  La stessa Italia è stata di recente impegnata nelle esercitazioni della NATO: tra ottobre e novembre 2015 si è svolta in Italia, Spagna e Portogallo, dopo due anni di preparazione, la Trident Juncture 2015 (TJ15), una delle più grandi esercitazioni Nato. Vi hanno partecipato oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 28 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra, anzitutto cacciabombardieri a duplice capacità convenzionale e nucleare (Di Franceso e Dinucci, http://ilmanifesto.info/la-nato-prepara-altre-guerre/). Quante emissioni climalteranti sono state prodotte in queste esercitazioni? E quante nelle attività che le hanno rese possibili, cioè la costruzione di armi, la formazione dei militari, l’uso di suolo, acqua e aria per le esercitazioni?

 

A Parigi bisogna parlare di disarmo e di nonviolenza

Tamara Lorinz è l’autrice di un Report pubblicato nel settembre 2014 dall’International Peace Bureau dal titolo: “Demilitarizzazione per una radicale decarbonizzazione. Ridurre il militarismo e le spese militari per investire nel Green Climate Fund delle Nazioni Unite e per creare economie a basso carbonio e comunità resilienti”. (http://www.inesglobal.com/picture/upload/file/Green_Booklet_working_paper_17_09_2014.pdf).

Come sottolinea l’Autrice, la comunità internazionale si è dichiarata impegnata a dare sicurezza energetica a tutti: occorre quindi che ci sia un’equa distribuzione del ‘budget’ limitato di carbonio di cui si consente l’utilizzo (nella prospettiva di ridurre l’effetto serra). Di fronte a queste limitazioni, non è forse irresponsabile – si chiede la Lorinz – usarlo per i serbatoi dei carri armati e degli aerei da guerra, invece che per favorire la transizione a una economia a basso carbonio?

Non è possibile – questa è la sua tesi – ridurre le emissioni di gas a effetto serra se non attraverso processi che includono pace e disarmo.   Nella parte finale di un capitolo del Report che ha per titolo “Pace e disarmo, vie per una profonda decarbonizzazione”, Tamara Lorinz si sofferma su alcuni aspetti specifici, tra cui:

· Occorre rifiutare la militarizzazione della crisi climatica: lo scopo dei militari è fare la guerra, non offrire aiuti umanitari. Non ci sono soluzioni militari alle crisi ambientali.

· Bisogna ridurre drasticamente le spese militari, per investire invece in attività volte a mitigare i cambiamenti. In particolare occorre colmare il vuoto di informazione sugli impatti ambientali dei sistemi militari: è necessario che gruppi di ricerca indipendenti possano avere accesso ai dati e calcolare i consumi di carburanti, le emissioni di gas serra e gli impatti ambientali di tutti i Paesi impegnati in attività militari.

· Da molti anni sono disponibili studi e progetti di conversione economica da attività militari a impieghi civili. Con il sopraggiungere della crisi climatica, un piano di conversione da una economia di guerra a un’economia di pace soddisferebbe contemporaneamente le esigenze di pace e di equilibrio ecologico.

 

Infine, l’ultimo punto che Tamara Lorinz richiama è l’opportunità e la possibilità di “integrare cooperazione, costruzione di pace e nonviolenza per costruire comunità resilienti ai cambiamenti climatici”. L’Autrice cita alcuni documenti in cui vengono suggerite modalità nonviolente per affrontare in modo cooperativo – anziché competitivo e violento – gli inevitabili conflitti prodotti dai cambiamenti ambientali.  Ma fa notare che, salvo poche eccezioni, la maggior parte di questi documenti non chiama in causa la guerra e il disarmo.  Occorre invece impegnarsi affinché vengano portate alla luce le connessioni tra sistemi militari e crisi climatica. Solo così si potranno affrontare alla radice i problemi che nascono da una appropriazione violenta e ingiusta delle risorse naturali.

 

Il ruolo dell’educazione

Nel numero speciale del Peace Studies Journal (già citato) un articolo finale di Tom H. Hasting ha per titolo “Insegnare ecologia della guerra e della pace: un riassunto”. L’ Autore racconta della propria esperienza personale, e del Corso che egli ha iniziato a tenere ai suoi studenti fin dal 1997.  Il Corso è organizzato in quattro sezioni: (a) gli impatti ambientali della guerra; (b) gli impatti ambientali della preparazione alla guerra; (c) le risorse naturali come ‘drivers’ (motori, pretesti) per la guerra; (d) come potrebbe realizzarsi un sistema di pace: un sistema che – secondo le parole di Gandhi (che l’autore cita espressamente) – soddisfi le necessità di tutti e non l’avidità di pochi.

A conclusione del suo articolo Tom Hasting fa notare che per 11.000 anni abbiamo studiato la guerra, ma solo da pochi decenni si stanno approfondendo gli ambiti di ricerca sulla pace e sui conflitti. Trent’anni fa erano pochissimi i corsi universitari sui temi dei conflitti e della pace, ora sono alcune centinaia.  L’Autore prevede che – grazie all’introduzione di queste tematiche nei sistemi educativi – sia possibile un cambiamento dei ‘venti politici’, in grado di portare a nuove scelte e a nuove leggi.

 

Per gli insegnanti interessati, sul sito del Gruppo ASSEFA Torino è disponibile un ipertesto dal titolo “Una matassa da sbrogliare: violenza, ambiente, guerra. La nonviolenza per trovare il bandolo”, che offre spunti di riflessione e proposte di percorsi educativi da realizzare con gli studenti.

 

Si tratta di un ipertesto ideato proprio per esplorare le interconnessioni tra ambiente, violenza e nonviolenza. Un tema complesso e scomodo, ma che vorremmo veder trattare in tutte le scuole (e università…) e sentir discutere tra la gente: violenze esplicite e occulte, violenze dirette e indirette vengono esercitate ogni giorno – contro persone e più in generale contro gli ecosistemi da cui totalmente dipendiamo. Troppo spesso, però, vengono date per scontate, come se fossero fatti spiacevoli ma ineluttabili.

 

Le narrazioni di queste violenze fanno parte dell’attualità: sono illustrate nelle news della televisione, conquistano spesso i titoli di cronaca, sono soggetto privilegiato di innumerevoli film. Insieme alle cerimonie di commemorazione alimentano incessantemente l’immaginario dominante della nostra società.

Noi vogliamo mettere in discussione questa visione, e abbiamo realizzato questo progetto per offrire strumenti di informazione, di riflessione critica, di alternative assieme a una sezione per ospitare i risultati di esperienze e osservazioni di insegnanti che abbiano voluto sperimentare alcuni dei percorsi suggeriti.

L’ipertesto può essere consultato on-line e scaricato in formato pdf dal seguente link (http://www.assefatorino.org/index.php?option=com_content&view=article&id=75&Itemid=178).  

 

 

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Medicina Democratica Onlus – MILANO SABATO 16 GENNAIO 2016 – CONVEGNO PUBBLICO-TAVOLA ROTONDA: DIRITTO ALLA SALUTE E SANITA’ INTEGRATIVA

front8367992Siamo convinti che in questi ultimi anni si stia mettendo progressivamente in crisi il diritto alla salute. Negli ultimi mesi abbiamo visto prendere misure di tagli (con o senza spending review) al finanziamento del servizio sanitario nazionale e altre misure volte al controllo delle prescrizioni mediche. Non solo ma vengono stabilite limitazioni al diritto di ricevere prestazioni e servizi per le categorie più deboli (anziani cronici, disabili gravi, malati mentali, tossicodipendenti).
Mentre il Servizio Sanitario Nazionale si ritira, vengono proposte polizze assicurative, servizi privati sanitari low cost, più in generale si sta spingendo i cittadini verso la sanità integrativa, anche tramite accordi sindacali. Tutto ciò tradisce lo spirito e la lettera della Costituzione e ribalta i principi della legge istitutiva del Servizi Sanitario Nazionale del 1978.
Vogliamo discutere per capire, ma anche per opporci, quindi per affermare la necessità di mantenere e sostenere un servizio sanitario pubblico efficace, basato sulla prevenzione, con le fondamentali caratteristiche, dell’universalità, la gratuità e la partecipazione.

L’appuntamento è per il 16 gennaio alle ore 9,30 (fino alle 14) presso la Casa delle Associazioni del Comune di Milano via Marsala 8 (MM linea 2 Moscova)


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Interverranno:
prof. Giorgio Cosmacini – docente di storia della medicina e della Sanità dell’Università Vita e Pensiero: “la nascita della sanità pubblica e la sua evoluzione ai giorni nostri”
prof. Piergiorgio Duca – docente di biometria e statistica medica Università di Milano: l’Università serve per la formazione di operatori sanitari e sociali preparati per affermare il diritto alla salute?”
Dott. Alberto Donzelli (esperto di sanità pubblica): “dal mito della prestazione sanitaria alla sanità integrativa”
Aldo Gazzetti (esperto di sanità pubblica): “..la sanità integrativa minaccia la copertura sanitaria di tipo universale (esempio spagna da universale ad assicurativa obbligatoria —–> modello francese e tedesco)? forme di copertura sostitutiva.
Verranno invitati i sindacati per conoscere le ragioni delle richieste di sanità integrativa nei contratti di lavoro.

Per Medicina Democratica: Fulvio Aurora
Per la Rete per il diritto alla salute: Carlo Parascandolo

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COMUNICATO STAMPA: PROCESSO D’APPELLO EX CLINICA SANTA RITA

imagesLa Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Milano ha confermato la pena dell’ergastolo, comminata in primo grado, per il chirurgo della ex Clinica Santa Rita di Milano Pier Paolo Brega Massone, ha ridotto la pena per l’altro chirurgo Fabio Presicci (da 30 a 25 anni) e ha assolto l’anestesista Marco Pansera, come da richiesta del Procuratore Generale. Gli altri imputi “minori” hanno avuto pene ridotte o prescritte.

La  considerazione di Medicina Democratica è in primo luogo che la pena dell’ergastolo deve essere eliminata. Si sottolinea   che per i molti processi dove MD è stata o è   parte civile a riguardo della salute e sicurezza sul lavoro o per inquinamento ambientale nonostante la gravità (ad esempio decine, per non dire centinaia di morti per esposizione all’amianto o infortuni mortali sul lavoro), dove non sono state osservate le norme a tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente, non si è ancora arrivati a condannare per omicidio o disastro doloso e, in non poche occasioni, è intervenuta la prescrizione.

In ambedue i casi il sistema politico e di potere si guarda bene dal farlo: il profitto va in ogni caso salvaguardato.

Non meno nel caso della ex Clinica di cui si parla il sistema politico e sanitario non interviene a modifica delle modalità di finanziamento delle strutture (quello dei DRG – finanziamento a prestazione), nonostante siano state indicate altre modalità in funzione del miglioramento della salute dei pazienti.

Detto questo Medicina Democratica, parte civile in questo processo, difesa dall’avv. Margherita Pisapia, considera accettabile la sentenza; in particolare nota come Marco Pansera ad eccezione degli altri due imputati, nella dichiarazione spontanea ha fatto riferimento ad un minimo di autocritica per il proprio operato.

Fulvio Aurora

Medicina Democratica – Milano

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DOCUMENTI DELL’VIII CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS

Congresso MDIN QUESTA PAGINA SARANNO MAN MANO PUBBLICATI I LINK AI DOCUMENTI E GLI INTERVENTI DEI PARTCIPANTI AI LAVORI DELL’ VIII CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA DEMOCRATICA TENUTOSI DAL 19 AL 21 NOVEMBRE A FIRENZE.

INTERVENTI PRIMA GIORNATA (CLICK)

INTERVENTI SECONDA GIORNATA (CLICK)

INTERVENTI TERZA GIORNATA (CLICK)

MOZIONE: LA GUERRA COME NOCIVITA’ ASSOLUTA (CLICK)

COMPONENTI NUOVO DIRETTIVO NAZIONALE (CLICK)



DOCUMENTO CONCLUSIVO del Congresso Nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute svoltosi a Firenze il 19-20-21 novembre 2015


PREMESSA
Medicina democratica, movimento di lotta per la salute, non ha mai voluto fare del proprio congresso un’occasione di riflessione e dibattito esclusivamente interni. Sosteneva infatti Giulio Maccacaro nel 1976 a Bologna, nella relazione di apertura del 1° Congresso Nazionale:
“Siamo qui noi, ma non per noi, compagni, ma per altri compagni, tanti, ma i ben più tanti che attendono da Medicina Democratica non solo un messaggio responsabile ma anche un’azione efficace per la salute e l’integrità di chi è oggetto di sfruttamento, emarginazione e repressione, onde questi ne emerga in tutto il suo diritto e la sua capacità di porsi quale soggetto politico primario”.
Ogni successivo congresso, pur nella diversità del contesto che con gli anni si è venuto a presentare, si è sempre caratterizzato per proposte ed iniziative, in continuità con la premessa sopra riportata, caratterizzate dall’impegno a pensare in modo globale.
E’ per questo motivo che il documento conclusivo generale, ma anche quelli dei 6 gruppi di lavoro (aperti anche a non aderenti a MD) vogliono rappresentare l’inizio di un impegno comune che stimoli la nascita di UN NUOVO MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE DEL XXI° SECOLO
Le proposte si rivolgeranno sia ai movimenti e alle associazioni presenti ma anche alle forze per vari motivi assenti, comprese quelle che sembrano impermeabili ai nostri argomenti, incompetenti ad affrontare le problematiche che solleviamo, incapaci di difendere principi e valori della nostra carta costituzionale, pronti a sacrificare al Mercato il Sistema Sanitario Nazionale Universalistico, Equo e Solidale, fondato sulla Fiscalità progressiva, sulla Prevenzione e sulla Partecipazione che l’intelligenza dei padri costituenti e le elaborazioni culturali e le lotte operaie dalla fine degli anni ’50 alla metà degli anni ’70 hanno contribuito a realizzare.

Medicina Democratica promuove in modo attivo e consapevole la difesa dei diritti umani, a partire da quelli fondamentali alla vita e alla salute per tutti gli abitanti del nostro pianeta oggi sempre più a rischio.
Riteniamo pertanto che tutti i lavoratori e i cittadini italiani e non, indipendentemente dalla loro provenienza geografica abbiano diritto, come recita del resto la Costituzione Italiana, alla salute e al lavoro e ciò si può realizzare grazie a :

un lavoro salubre che preveda il rischio zero per l’esposizione ad agenti chimici e fisici cancerogeni, il rispetto del principio di precauzione per quelli per i quali non esistono evidenze certe di assenza di tossicità e/o di cancerogenicità

un lavoro che secondo i principi dell’ergonomia sia adattato all’uomo e non viceversa: l’organizzazione del lavoro non deve prevedere situazioni stressogene (turni estremi, ritmi eccessivi, mobbing e altre molestie), ma deve perseguire il benessere lavorativo: a tal fine ritiene doverose: la revisione della normativa pensionistica per tutte le categorie operaie e, nel pubblico impiego, per i lavori usuranti (per es. infermieri e turnisti e addetti alla cura di pazienti cronici, insegnanti, medici chirurghi e d’urgenza, psichiatri ed altri da individuare ); l’abrogazione o profonda revisione, anche attraverso l’uso dello strumento referendario di quelle parti del Jobs act che non sono a tutele crescenti, ma decrescenti a partire dal ripristino dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori e sua estensione anche alle ditte sotto i 15 dipendenti;modifiche al DLgs 81/08, cassando le modifiche del DL 106/09 e aggiungendo un’area specifica sul rischio organizzativo e sul rischio violenza e molestie sul lavoro. Inoltre dovrà essere inserito il reato di mobbing nel C.P.

un ambiente ed a un territorio salubre, a supporto della resistenza e della lotta delle popolazioni.
Sappiamo bene che una sostanza non “cessa di essere tossica quando esce dai confini della fabbrica” e che, come scriveva Lorenzo Tomatis nel 1987,: “ la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile che sono i bambini, sia con l’ esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell’ acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”
I numerosissimi esempi – anche nel nostro paese- di drammatiche conseguenze per la salute pubblica conseguenti a gravissime contaminazioni ambientali per insediamenti industriali non sono più tollerabili. A questo proposito alcuni provvedimenti dell’attuale Governo meglio noti come Decreto “Destinazione Italia” e come “Sbocca Italia” ci sembrano andare in direzione nettamente contraria.
Riteniamo comunque che tali nefaste conseguenze siano però intrinseche a questo tipo di economia capitalistica e lineare fondata sull’utilizzo di materie prime, la loro trasformazione per produzione di beni e manufatti che devono a loro volta divenire nel più breve tempo possibile scarti e rifiuti. Tutti ciò non è però in alcun modo più sostenibile: e già oggi un solo pianeta ( l’unico di cui disponiamo!) non riesce più a sostenere l’impronta ecologica dell’uomo.

ad un’assistenza sanitaria pubblica e partecipata, effettivamente gratuita, basata sull’efficacia; adeguata ai bisogni e che si fondi sulla dignità dell’assistito e ne rispetti le scelte;ciò implica una modificazione radicale dell’assetto organizzativo del servizio sanitario nazionale che degenera vieppiù verso un sistema privatistico: fra gli obiettivi di questo VIII Congresso di MD vi sia anche quello di promuovere le necessarie iniziative per ripristinare, anche nel nome quindi, la denominazione nonché le originarie caratteristiche delle Unità Socio Sanitarie Locali con i relativi servizi ed una reale gestione pubblica degli stessi, attraverso la partecipazione della popolazione promuovendo organismi a ciò finalizzati (ad esempio Comitati di Partecipazione popolare costituiti con elezione diretta). Le Case della Salute, devono essere aperte secondo la formulazione partecipata che propose Giulio Maccacaro e non in quella burocratica attuata per esempio in alcune zone della Regione Toscana. Eliminare, anche attraverso l’uso dello strumento referendario, l’attuale gestione monocratica e aziendalistica, fonte di spreco e di clientelismo, con dirigenti di nomina politica e non scelti secondo capacità ed esperienza; eliminare altresì il “sistema che paga la malattia” (DRG) e che produce malattia, per un sistema che paga la salute a quota capitaria pesata per età; a tal proposito le dimissioni ospedaliere per i malati cronici devono prevedere un programma terapeutico – definito dalla Unità Valutativa Multidimensionale – in assistenza domiciliare o, se residenziale, senza oneri per gli assistiti e o i loro parenti. La lotta all’evasione fiscale che attualmente non solo non viene perseguita, ma addirittura incentivata permetterà il recupero dei miliardi di Euro necessari, così come la drastica riduzione delle spese militari

ad una vita indipendente alle persone con disabilità e nello stesso tempo ad avere la possibilità di partecipazione alla vita sociale attraverso la realizzazione di una presa in carico sanitaria, sociale e assistenziale adeguata, garantendo alla persona con disabilità il diritto alle cure e alla riabilitazione al fine di raggiungere la maggior autonomia possibile e il maggior recupero neuro motorio e di partecipazione e inclusione sociale.
Medicina Democratica, in particolare la Sezione di Viareggio, sulla base della sua specifica esperienza, ritiene che accanto a tutti i diritti inalienabili dell’uomo, in particolare se affetto da una lesione di tipo neurologico, ortopedico, cardiologico che può condurre a disabilità e che necessita di trattamento riabilitativo, deve assumere pari rilevanza e dignità “il diritto al recupero”, inteso come il diritto al grado più evoluto di recupero di funzione. Un recupero qualitativamente evoluto può costituire un importante strumento onde evitare l’instaurarsi della disabilità e di lotta contro lo sfruttamento della disabilità a fini di profitto e di consumo.
Medicina Democratica da anni lotta per migliorare le condizioni di accessibilità e di fruibilità degli spazi per tutta la popolazione nel rispetto delle difficoltà di tutti e continuerà a farlo impegnandosi ad ottenere l’applicazione pubblica delle forme di assistenza alle persone con gravi disabilità e alle persone anziane non autosufficienti o con malattie cronico-degenerative contrastando la tendenza in atto che vuole che questi servizi siano a pagamento.

Medicina Democratica si batte per la realizzazione delle Unità Spinali UNIPOLARI sull’intero territorio nazionale, in particolare nelle regioni del Centro e del Sud Italia per garantire la possibilità di cura e riabilitazione per tutte le persone con lesione midollare sia in fase acuta che durante il loro percorso di vita per prevenire ulteriori complicanze e a promuovere Centri per l’autonomia legati alle Unità Spinali, come ad es. a Firenze Medicina Democratica unitamente alla Associazione Paraplegici Toscana hanno promosso la realizzazione di una estensione dell’Unità Spinale per rispondere a diverse esigenze delle persone con lesione midollare; la realizzazione della Casa Gabriella in onore e in memoria di Gabriella Bertini che ha speso la sua vita a lottare per i diritti delle persone disabili permetterebbe a persone con paraplegia e tetraplegia di afferire all’Unità Spinale di Firenze per esigenze diverse (complicanze, bisogno di autonomia, verifica ausili, sport e percorsi di autonomia, ecc..) così come dal progetto predisposto dallo specifico gruppo di lavoro coordinato da Beppe Banchi e da Laura Valsecchi al quale si fa rinvio.

Medicina Democratica si impegna ad approfondire le tematiche connesse ai cambiamenti climatici globali in atto per contrastarne le cause, per affrontare adeguatamente le conseguenze già in atto per quanto riguarda:
-L’incremento inaccettabile di inquinanti persistenti bioaccumulabili (nel merito si richiede che il nostro Paese ratifichi la Convenzione di Stoccolma);
-Gli effetti non preventivamente valutati in modo pubblico e indipendente di nuove tecnologie;
-L’utilizzo dissennato delle risorse fossili oggi utilizzate come combustibili fonte principale di energia per tutti gli usi industriali, domestici e dei trasporti. Medicina democratica sostiene la necessità di uscire da questa situazione disastrosa per il clima e la sanità del pianeta, per passare alle fonti rinnovabili, tra le quali la principale, pulita abbondante ed inesauribile, è costituita dalle radiazioni elettromagnetiche (a luce) provenienti dal Sole. La lotta contro gli enormi interessi aggregati sull’estrazione, commercio ed uso di petrolio, gas naturale e carbone deve essere un nostro impegno permanente. Nella transizione all’energia solare e le altre rinnovabili, che implica la dura lotta contro i potenti interessi economici e politici del moderno capitalismo, la nostra associazione è schierata per il risparmio energetico, quindi contro sprechi ed inquinamenti,e a favore del progressivo impiego delle energie rinnovabili anche in piccola scala locale in base alle opportunità nelle diverse situazioni ambientali. Contrastiamo pertanto con fermezza l’avvio di procedure di estrazioni di idrocarburi sia in terra che in mare purtroppo avviate dall’attuale Governo nel nostro paese anche se contrastate con fermezza dalle popolazioni interessate.

Medicina Democratica si sente altresì parte attiva nella lotta per difendere ed estendere i Beni Comuni: va pertanto ripresa la battaglia per l’applicazione dei risultati referendari sull’acqua a quasi 5 anni dal referendum, ma estendendo la battaglia alla qualità dell’acqua, oggi inquinata in vario modo da solventi, metalli pesanti ed anche dall’ amianto contenuto nelle tubazioni in fibrocemento (in Toscana è in atto una lotta promossa da Medicina Democratica per la sostituzione delle suddette tubazioni). MD, Più in generale, lotta, in connessione con l’Associazione Italiana esposti amianto (AIEA) e il Coordinamento nazionale Amianto (CNA) per l’eliminazione dell’amianto dal territorio nazionale entro il 2020 e per tutto ciò che è stato previsto dal Piano Nazionale Amianto a partire dalla sua approvazione e finanziamento: sorveglianza sanitaria degli ex esposti, cura e ricerca, bonifiche dei siti inquinati, riconoscimento delle malattie professionali asbesto correlate e dei benefici previdenziali di cui alla legge 257/92. Considera latresì necessario che i riconoscimenti delle malattia professioni e degli infortuni sul lavori vengano affidate alle A-USL, come già previsto dalla legge 833/1978. Non ultimo perché nei processi penali che riguardano questa materia (nella gran parte dei quali MD è impegnata come parte civile), venga eliminato l’istituto della prescrizione.

Riteniamo altresì che il concetto di Bene Comune vada esteso anche:
-al lavoro: a questo proposito bisognerà battersi perché a livello normativo, in conformità all’articolo 43 della Costituzione, si pubblicizzino quelle aziende che decidono di abbandonare il nostro paese per andare all’estero; bisognerà che il collettivo operaio entri direttamente in possesso e gestisca il bene requisito ai privati riprendendo il meglio delle storiche esperienze cooperativistiche.
-alle fonti energetiche a cominciare dall’energia elettrica: a questo proposito, pur consci che non si può azzerare da un giorno all’altro l’energia proveniente da fonti inquinanti, riteniamo che debba essere progressivamente estesa la rete di energia proveniente dalle fonti alternative: il fotovoltaico e l’ eolico, privilegiando i piccoli impianti e, nel caso dei grandi impianti, purchè non vadano a discapito dell’agricoltura e della salute degli abitanti che risiedono nelle vicinanze. Verranno contrastate altresì non solo il ricorso all’Energia Nucleare, ma anche ad altre fonti inquinanti come quelle impropriamente definite rinnovabili come biomasse, biocarburanti e geotermia.
Medicina Democratica contrasterà insieme ai movimenti tutte quelle grandi opere aggressive per il territorio e che mettono a repentaglio la salute e la vita dei lavoratori e degli abitanti che vivono nelle aree interessate, a cominciare dal Tunnel della TAV in Val Susa, la cui popolazione è da 20 anni in lotta per difendere il proprio territorio, e dal sottoattraversamento TAV di Firenze (opera assolutamente inutile e nociva per la popolazione, oltre che fonte di scandali e ruberie). Sarà necessaria la riconversione di quei finanziamenti per le tante piccole opere che servono alla rimessa in sicurezza del fragile territorio del nostro Paese (alluvioni continue dal Nord al Sud del paese).

Medicina Democratica continuerà a battersi con i cittadini, i comitati contro l’incenerimento ed ogni altra forma di combustione dei rifiuti promuovendo le gestioni virtuose secondo il principio delle 4 R : Riduzione, Riuso, Riciclo e Recupero della materia. A tal fine l’assurda decisione di iniziare i lavori per il nuovo inceneritore a Firenze – Case Passerini appare una vero e proprio attentato alla Salute Pubblica, considerando anche che a pochi chilometri di distanza si vorrebbe assurdamente allungare la pista dell’Aeroporto di Firenze-Peretola.

Medicina Democratica fa proprio quindi il concetto dell’economia circolare: un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Questa modalità del resto è quella che da sempre regola i processi della Natura ed in cui l’energia necessaria per il funzionamento del sistema proviene da una unica fonte esterna: il sole! Assurda quindi l’incentivazione, per la produzione di energia, a combustione di biomasse, combustibili fossili o rifiuti come è purtroppo la regola nelle nostre società.

Medicina Democratica si batte altresì per la messa definitiva al bando dei pesticidi di sintesi a partire dal famigerato glyphosate, che è un pesticida molto diffuso: è infatti la causa dei sinistri ‘paesaggi arancio’ e dell’attività criminale delle multinazionali quali Monsanto, Bayer, Syngenta, Basf ecc),. Oltre alla tossicità acuta, tra le malattie più frequentemente associate ad esposizione cronica a piccole dosi di pesticidi, ci sono: Parkinson, SLA, Alzheimer, patologie dello spettro autistico, della sfera genitale e riproduttiva, obesità, diabete 2, malattie cardio-respiratorie, celiachia, vari tipi di cancro. Ad esserne colpiti non sono più solo gli operatori agricoli e le rispettive famiglie, ma lo è la popolazione in generale, specie durante le prime fasi della vita.

E’ pure indispensabile opporsi con fermezza agli organismi geneticamente modificati (OGM), alle agro-mafie, all’agro-business, alla declassificazione di pericolosità dei pesticidi di sintesi in atto nel mercato e all’accordo internazionale TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

E’ quindi improcrastinabile la riconversione biologica di tutte le produzioni agricole, per la difesa della salute delle generazioni presenti e future, della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo come elemento centrale degli equilibri della biosfera e come luogo di produzione salubre del cibo. E’ necessario far esplodere la questione pesticidi a livello di opinione pubblica e far crescere un movimento di massa ed un’opposizione forte ai pesticidi ed alle multinazionali del settore ed a favore dell’agricoltura biologica/biodinamica. La Carta di Panzano in Chianti rappresenta un esempio di strumento di lotta e di informazione, dal basso. E’ necessario estendere e potenziare i Biodistretti (come Panzano, Montalbano ed altri).

MEDICINA DEMOCRATICA condivide il punto di vista delle donne sulle questioni di identità di genere e delle lotte per l’affermazione del principio di autodeterminazione.
La presenza delle donne nella società si declina nella sua tripla presenza:
-nel mercato del lavoro, per la sua autonomia economica (almeno parziale)
-nell’ambito della cura e della riproduzione ( ambito familiare, domestico, relazionale e affettivo)
-nella sua partecipazione diretta al cambiamento del sistema capitalistico ( impegno nei collettivi, nelle associazioni, nei comitati e nelle lotte ).
Possiamo affermare che la complessità e la fatica di reggere su più piani ha sicuramente un impatto diretto sulla sua salute, da cui la necessità di indagare con l’ottica di genere, con un atteggiamento non neutrale.
Per quanto riguarda il lavoro la donna si scontra spesso con un’organizzazione del lavoro sempre più gerarchizzata e con impronta maschile: questo fa sì che le donne che non si adeguano a tale organizzazione, vengano emarginate e discriminate.
E’ questa una ragione in più perché la lotta contro l’organizzazione capitalistica del lavoro e della società veda le donne protagoniste.

Medicina Democratica si batte perche venga riconosciuto il Diritto alla salute, al lavoro sano e ad un’abitazione dignitosa per i migranti e i ROM, contro ogni forma di esclusione, emarginazione, discriminazione, razzismo nei confronti di ogni minoranza linguistica, etnica, di genere e scelta sessuale, tutte/i soggetti ai quali vanno garantiti tutti i diritti fondamentali della persona e costituzionalmente sanciti. Si batterà perché i giovani migranti nati e /o cresciuti in Italia siano considerati cittadini italiani.

Medicina Democratica critica l’attuale gestione della salute psico-fisica in carcere, che con il passaggio della medicina penitenziaria alle ASL non ha fatto alcun significativo passo avanti; chiede altresì insieme a Psichiatria Democratica e ad altre associazioni che avvenga la chiusura definitiva degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari con il contemporaneo rafforzamento delle strutture territoriali pubbliche di Salute Mentale, dove inserire gli ex internati degli OPG ne negli stessi OPG, ne al posto di altre strutture psichiatriche esistenti, ribadendo che ogni forma di contenzione va eliminata. Medicina Democratica critica altresi la tendenza della psichiatria al ritorno, anche nei Servizi di Salute Mentale pubblici, ad essere mera dispensatrice di psicofarmaci.

Medicina Democratica si batte per la chiusura definitiva di quegli autentici lager per i migranti denominati CIE.
MD pertanto sostiene le battaglie dei movimenti impegnati nella conquista di nuove regole e nuovi strumenti referendari, peraltro già in uso in Europa, atti a consentire la diretta partecipazione democratica delle popolazioni, alle scelte che riguardano l’uso del territorio, la realizzazione di opere con impatto ambientale e sulla salute, la gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici, il sistema sanitario.

Medicina Democratica si batte contro tutte le guerre, comprese quelle cosiddette umanitarie ed a tal fine ribadisce la propria contarietà a quell’autentico sperpero di denaro pubblico che è la costruzione degli aerei F35. Ritiene altresì che debba essere riconvertita l’intera produzione di armi in Italia e in Europa in beni di pubblica utilità. Chiede anche lo smantellamento nel territorio della Sardegna di tutte le basi militari che hanno pesantemente inquinato vari territori dell’isola provocando un’aumento significativo di morbilità e mortalità per tumore nelle aree interessate.

Medicina Democratica è impegnata ad attuare la propria missione nel territorio, anche attraverso le sezioni, che intende organizzare e rafforzare al meglio, affinché costituiscano punti di aggregazione solidale con i movimenti impegnati nelle battaglie comuni, unendo le competenze in un’ attiva collaborazione politica. Allo scopo MD proseguirà nel percorso di rafforzamento ed attuazione del sistema di regole interno, teso ad assicurare, da parte delle sezioni territoriali, il rispetto dello statuto e la massima trasparenza delle decisioni, della gestione economica, delle modalità di rinnovo delle cariche.
Si attrezzerà in particolare nel prossimo periodo congressuale (3 anni), per un rinnovo del gruppo dirigente e per l’aggregazione di nuovi militanti mettendosi in relazioni con ambiti giovanili: dalle università ai centri sociali (ed altro).


CONCLUSIONI E PROPOSTE
UNA PROPOSTA DI RELAZIONE PERMANENTE FRA ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI ORGANIZZATI: VERSO LA COSTRUZIONE DI UNA RETE NAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E AL LAVORO, PER UN AMBIENTE SALUBRE, PER L’UGUAGLIANZA, CONTRO L’ EMARGINAZIONE SOCIALE

Ci riferiamo naturalmente a associazioni e movimenti che contemplino nei loro principi e nei loro modi di operare la difesa dei diritti costituzionalmente garantiti quali:
-Il diritto alla salute non separabile dal diritto al lavoro almeno quanto il diritto al lavoro non può essere separato dal diritto alla salute. Nella storia delle lotte operaie e sindacali, soprattutto in tempi recenti, tale divisione è ricomparsa come “naturale” mentre tra l’inizio degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 era chiaro a tutti che il lavoro non dovesse implicare il sacrificio della salute, così come l’affermazione del diritto alla salute non dovesse implicare la rinuncia al lavoro. Per diritto alla salute intendiamo sì il diritto ad un’organizzazione sanitaria pubblica e partecipata, ma anche quello alla prevenzione, promossa da modi appropriati di vivere, abitare, muoversi, produrre, come sancito anche da Carte Internazionali sottoscritte anche dal nostro paese (Alma Ata 1978; Ottawa 1986).
-Il diritto alla ambiente salubre che comporta una lotta senza quartiere alla nocività degli ambienti di lavoro e di vita e per il risanamento dei territori inquinati, il riutilizzo dei rifiuti contro ogni forma di incenerimento o termovalorizzazione, la produzione ecosostenibile di energia.
-Il diritto all’equità e all’uguaglianza che implica lotta all’emarginazione sociale dei “diversi”: disabili o “diversamente abili”, omosessuali, tossicodipendenti, ROM, immigrati, anziani malati cronici non autosufficienti, poveri, tutti coloro che, relegati ai margini della produzione, sperimentano più che la cura e la assistenza dovute una più o meno palese contenzione.
1) Per promuovere la nascita della Rete proponiamo di organizzare un gruppo di lavoro permanente, indicato dal Congresso e articolato in tre sezioni territoriali che, tra l’altro, presentano specificità di problematiche: sud (Napoli), centro (Firenze), nord (Milano), dando come mandato a tale gruppo quello di prendere contatto con reti, coordinamenti, associazioni già operanti sul territorio nazionale e con possibili aperture agli altri paesi europei, affinché ciascuna entità, pur mantenendo la propria identità e specificità di interessi e di azione, concordi con tutti i partecipanti alla Rete di collaborare per conseguire obiettivi condivisi.

Regola fondante della Rete dovrebbe essere quella di riconoscere a ciascuna entità costituente pari peso e responsabilità, chiamando ciascuna a sottoscrivere l’impegno ad opporsi nei fatti, nelle idee, nelle lotte locali e globali, nella elaborazione politica e culturale, all’attuale deriva anti sociale, anti politica, anti democratica.

2) Università e promozione della salute: ricerca, formazione, informazione e democrazia – Proponiamo un convegno di riflessione da tenersi a Bologna nel 2016 nel quarantesimo anniversario del 1° Congresso Nazionale di Medicina Democratica partendo dalle riflessioni di Piergiorgio Duca:
“Le scelte di governo devono trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi e dei diritti costituzionali dei cittadini: principi e diritti che non possono essere rimessi alla decisione di una maggioranza pro-tempore”

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto individuale e interesse collettivo
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
Le istituzioni di alta cultura hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi, nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato

“La ricerca è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”

“La scienza ha un unico scopo, un unico valore, un’unica dignità: alleviare all’uomo la fatica di essere migliore”

G.A. Maccacaro
Sassari Novembre 1965
“Verso una nuova biologia”

RICERCA
Partecipazione – Trasparenza – Imparzialità – Non neutralità – Finanziamento e conflitti di interesse
Ricerca Farmacologica e Ricerca Epidemiologica: sostenibilità del SSN e partecipazione

FORMAZIONE
Per una medicina a vocazione preventiva, centrata sul paziente, basata sulle evidenze
Di un operatore consapevole di lavorare per un Sistema Sanitario Universalistico, Equo, Solidale

INFORMAZIONE CRITICA
Impegnata nel controllo sistematico delle evidenze scientifiche su cui dovrebbero basarsi le decisioni di politica socio-sanitaria.
Attiva nella ricerca, sperimentazione e promozione di modi e strumenti di partecipazione
Responsabile verso la comunità per la realizzazione di un Consenso Informato di Comunità

3) Un convegno in Val di Susa nel corso del 2016 per sostenere come Medicina Democratica le lotte del Movimento NO TAV.
Per tutte le altre proposte si rimanda ai contenuti dei documenti dei 6 gruppi di lavoro.

L’ASSEMBLEA CONGRESSUALE DI MEDICINA DEMOCRATICA
MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE ONLUS

FIRENZE, 21 NOVEMBRE 2015



GRUPPI DI LAVORO


GRUPPO DI LAVORO Partecipazione, prevenzione, salute: la difesa dei diritti sotto attacco (CLICK)

GRUPPO DI LAVORO Donna, Salute, lavoro, doppio lavoro, assenza di lavoro, negazione di servizi e diritti (CLICK)

GRUPPO DI LAVORO Inquinamento urbano e salute (CLICK)

GRUPPO DI LAVORO Salute e agricoltura

GRUPPO DI LAVORO Lavoro, nocività e prevenzione: mobbing, tumori, infortuni, strategie di lotta e iniziative di legge e giudiziarie

GRUPPO DI LAVORO Salute mentale, psichiatria, OPG

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MILANO SABATO 16 GENNAIO 2016 – CONVEGNO PUBBLICO-TAVOLA ROTONDA: DIRITTO ALLA SALUTE E SANITA’ INTEGRATIVA

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LA PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO-TAVOLA ROTONDA E’ GRATUITA.

Siamo convinti che in questi ultimi anni si stia mettendo progressivamente in crisi il diritto alla salute. Negli ultimi mesi abbiamo visto prendere misure di tagli (con o senza spending review) al finanziamento del servizio sanitario nazionale e altre misure volte al controllo delle prescrizioni mediche. Non solo ma vengono stabilite limitazioni al diritto di ricevere prestazioni e servizi per le categorie più deboli (anziani cronici, disabili gravi, malati mentali, tossicodipendenti).
Mentre il Servizio Sanitario Nazionale si ritira, vengono proposte polizze assicurative, servizi privati sanitari low cost, più in generale si sta spingendo i cittadini verso la sanità integrativa, anche tramite accordi sindacali. Tutto ciò tradisce lo spirito e la lettera della Costituzione e ribalta i principi della legge istitutiva del Servizi Sanitario Nazionale del 1978.
Vogliamo discutere per capire, ma anche per opporci, quindi per affermare la necessità di mantenere e sostenere un servizio sanitario pubblico efficace, basato sulla prevenzione, con le fondamentali caratteristiche, dell’universalità, la gratuità e la partecipazione.

L’appuntamento è per il 16 gennaio alle ore 9,30 (fino alle 14) presso la Casa delle Associazioni del Comune di Milano via Marsala 8 (MM linea 2 Moscova)


Visualizza mappa ingrandita

Interverranno:
prof. Giorgio Cosmacini – docente di storia della medicina e della Sanità dell’Università Vita e Pensiero: “la nascita della sanità pubblica e la sua evoluzione ai giorni nostri”
prof. Piergiorgio Duca – docente di biometria e statistica medica Università di Milano: l’Università serve per la formazione di operatori sanitari e sociali preparati per affermare il diritto alla salute?”
Dott. Alberto Donzelli (esperto di sanità pubblica): “dal mito della prestazione sanitaria alla sanità integrativa”
Aldo Gazzetti (esperto di sanità pubblica): “..la sanità integrativa minaccia la copertura sanitaria di tipo universale (esempio spagna da universale ad assicurativa obbligatoria —–> modello francese e tedesco)? forme di copertura sostitutiva.
Verranno invitati i sindacati per conoscere le ragioni delle richieste di sanità integrativa nei contratti di lavoro.

Per Medicina Democratica: Fulvio Aurora
Per la Rete per il diritto alla salute: Carlo Parascandolo

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16 gennaio 2016

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AIEA : COMUNICATO STAMPA: SENTENZA DI CONDANNA TRIBUNALE DI BELLUNO PER AMIANTO

imagesRiceviamo e pubblichiamo questo documento di AIEA:

L’11 dicembre 2015, dopo due anni di udienze davanti al Tribunale di Belluno, la dott.ssa Antonella Coniglio Giuliana ha letto il dispositivo della sentenza contro gli imputati della Turbo spa di Pieve d’Alpago (BL) per lesioni colpose gravi di un lavoratore esposto all’amianto causa le placche pleuriche a lui riscontrate. Per altri 3 lavoratori è stata dichiarata la prescrizione per lo stesso reato e per le stesse lesioni. I tre imputati sono stati condannati ad un anno di reclusione e al risarcimento del danno alle parti lese.
L’avvocato Edoardo Bortolotto (foro di Vicenza) ha sostenuto l’accusa per l’Associazione Italiana Esposti Amianto. E’ intervenuto come consulente per la medesima associazione il dott. Dario Miedico, medico legale di Medicina Democratica.
La sentenza è importante perché per la prima volta, a nostra conoscenza, la presenza di placche pleuriche vene riconosciuta come reato penale. In genere, infatti, queste vengono sottovalutate perché si dice denotano semplicemente l’esposizione all’amianto e non necessariamente evolvono in più gravi malattie ad esso correlate. Ma le placche pleuriche costituiscono una lesione ed è l’amianto che le ha provocate, quando, come nel caso in specie e in più, ai lavoratori non sono stati forniti i dispositivi individuali di protezione dovuti.
I consulenti, i periti d’ufficio dei tribunali, quelli degli imputati e delle parti civili, ancora di più l’INAIL, sono avvisati: l’esposizione all’amianto produce gravi danni per gli esposti, le placche pleuriche sono fra questi. Ciò vale, in particolare oggi, anche per gli esposti ambientali e domestici. Occorre riconoscerli; soprattutto si deve eliminare finalmente l’amianto, purtroppo ancora grandemente presente nella nostra società
ARMANDO VANOTTO
FULVIO AURORA
AIEA Nazionale, Milano – 14 dicembre 2015

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Comunicato stampa della Rete Sostenibilità e Salute : dibattito sul Piano Vaccini

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Comunicato stampa della Rete Sostenibilità e Salute

Sanità 24, il settimanale sanità digitale del Sole 24 Ore, ha ospitato in questi ultimi giorni un botta e risposta sul Piano Nazionale Vaccini 2016-2018. Il 27 ottobre, Vittorio Demicheli, un epidemiologo competente sul tema (collabora con il gruppo vaccini della Cochrane Collaboration), nonché ex-direttore regionale della sanità in Piemonte, ha pubblicato un contributo critico che si può leggere alla pagina http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2015-10-27/piano-nazionale-vaccini-cura-trasparenza-contro-teoria-complotto-093236.php?uuid=ACwmW3NB. In esso metteva in questione l’inclusione nel piano nazionale di vaccini come l’HPV per i maschi, il rotavirus per i neonati, l’herpes zoster agli anziani e il vaccino contro la varicella allo scopo di debellarla. Questi dubbi si aggiungerebbero ad altri già espressi in precedenza sui vaccini contro meningite meningococcica B e infezioni da pneumococco sull’anziano, dubbi ai quali non era stata data risposta da parte delle autorità competenti. Demicheli aggiungeva anche che “il calendario del piano coincide oggettivamente con il “calendario per la vita” sponsorizzato dalle industrie del farmaco”.

Questa sembra essere stata la frase che ha scatenato una pronta risposta, il 30 ottobre, da parte di coloro che avevano partecipato alla stesura del piano. La risposta si può leggere qui: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2015-10-30/piano-nazionale-vaccini-pronti-iniziative-giudiziarie-contro-gravissime-e-false-affermazioni-095048.php?uuid=ACMS5IQB. I firmatari non entrano nel merito delle questioni di sanità pubblica sollevate da Demicheli. Si limitano ad etichettare come falsa e pericolosissima l’affermazione riguardante la possibile interferenza dell’industria produttrice di vaccini nell’elaborazione del calendario vaccinale “e si riservano di adottare, nei confronti del Demicheli, tutte le iniziative necessarie, anche giudiziarie in sede civile e penale, per tutelare la propria reputazione lesa dalle dichiarazioni in oggetto”.

La Rete Sostenibilità e Salute (https://www.sostenibilitaesalute.org/) non intende entrare nel merito della discussione. Ritiene tuttavia inappropriato, su un tema di confronto scientifico, rispondere con una minaccia di querela, mentre ritiene importante entrare nel merito dei rilievi sollevati e spiegare la base scientifica e razionale per quelle stesse scelte.

La Rete Sostenibilità e Salute pensa infatti che le risposte debbano essere di merito per aiutare a risolvere i dubbi che parte dei cittadini può avere sul numero di vaccini raccomandati, sulla quantità di vaccini inclusi in un’unica somministrazione, e su altri aspetti che possono ridurre la fiducia e rendere alcuni cittadini obiettori totali o parziali, o far ritardare alcune vaccinazioni dei propri figli. Per risolvere i dubbi è opportuno prendere in seria considerazione le osservazioni di esperti qualificati, anche quelle critiche, e fornire risposte chiare e adeguate.

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Responsabilità professionale. Chi decide le Linee Guida? Lettera aperta all’Onorevole Gelli

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La Rete Sostenibilità e Salute sottoscrive il seguente documento:

L’On. Gelli, relatore in commissione Affari Sociali della Camera del DdL sulla responsabilità professionale, cerca di porre freno alla medicina difensiva.

E’ opportuno che l’onere delle prove nelle cause per malpractice ritorni a chi le intenta, scoraggiando cause azzardate verso chi esercita professioni sanitarie, che comportano conseguenze in termini di medicina difensiva con danni per l’intera comunità degli assistiti.

Ma sarebbe grave errore che le buone pratiche e linee guida (LG) cui il medico deve attenersi per limitare possibili contenziosi siano emanate dalle Società Scientifiche (ancorché iscritte in apposito elenco istituito con decreto del Ministro della Salute). Il vigente decreto Balduzzi si limita a parlare di linee guida/buone pratiche “accreditate dalla comunità scientifica”. La nuova più precisa formulazione configura un rimedio peggiore del male, e creerebbe una situazione ancor più inflattiva e insostenibile: da 10 mld di €/anno di medicina difensiva a decine di mld sprecati in sovradiagnosi, sovratrattamenti, con aumento di  iatrogenesi.
Infatti già oggi molte LG di Società scientifiche sono condizionate (anche) da:
a) punti di vista parziali della singola specialità, non ricomposti in una visione multidisciplinare e sostenibile, anzitutto per l’assistito
b) umane logiche autoreferenziali
c) relazioni finanziarie con i produttori di farmaci, dispositivi, diagnostica che cercano di condizionare le “Linee guida” prodotte. Ciò rischia di aumentare in modo esponenziale se un gran numero di Società scientifiche diventano titolari per legge di stabilire ciò cui tutti i medici si devono attenere.
Attribuire per legge a Società scientifiche che tutelano gli interessi dei cultori delle rispettive discipline la titolarità di definire LG per chi lavora nel SSN significa per il SSN abdicare alla sua titolarità e responsabilità di tutelare la salute dei cittadini assistiti e di ottimizzare a tal fine l’uso delle risorse assegnategli dalla Società.
Se i tre esempi di gravi criticità riportati nella lettera aperta non bastassero, potremmo farne altri 100, per documentare i rischi di tale delega.
Proposte. La definizione di criteri d’appropriatezza (o di raccomandazioni/LG/percorsi PDTA rivolti – in modo non vincolante – ai professionisti sanitari di un territorio) deve coinvolgere anche le rappresentanze delle discipline specialistiche, della Medicina Generale, degli Ordini. Ma le articolazioni del SSN devono sedere agli stessi tavoli, con funzioni di coordinamento e con proprie rappresentanze tecnico-scientifiche, con capacità di entrar nel merito delle valutazioni delle prove e per tutelare gli interessi complessivi della comunità di riferimento.
Per avere buone pratiche/LG di riferimento nazionali va riavviato un Programma nazionale LG, coordinato da ISS (e/o Agenas, con adeguata partecipazione anche di esperti senza conflitti d’interesse), che formuli bozze di raccomandazioni da aprire ai contributi/commenti pubblici prima di adozioni formali.
Ci vorranno anni? Sì, ma avere LG inflattive è peggio che non averle. Se sono LG non basate sulle prove (di efficacia, sicurezza, costo-efficacia…) e veicoli di conflitti d’interesse con la salute e la sostenibilità del SSN, meglio prendersi il tempo necessario per costruire LG con tutti i requisiti.

Allegato testo completo di lettera aperta: http://www.saluteinternazionale.info/2015/10/lettera-aperta-allonorevole-gelli/