Slow Medicine e il decreto per limitare le prescrizioni inappropriate

Slow Medicine, movimento di professionisti e cittadini per una cura sobria rispettosa e giusta, ritiene che il Decreto Ministeriale “sull’appropriatezza prescrittiva” sia una buona occasione per affrontare un argomento di cui molti parlano ma che quasi mai viene affrontato in modo costruttivo. Slow Medicineha sempre richiamato l’attenzione dei professionisti su questo tema, troppo spesso condizionato dagli interessi del mercato, e ha sempre sollecitato i professionisti a farsi carico in prima persona del problema.

Più che di appropriatezza prescrittiva si dovrebbe parlare di appropriatezza clinica: effettuare la prestazione giusta, in modo giusto, al momento giusto, al paziente giusto. Nel decreto, invece, sono comprese pratiche, come quelle odontoiatriche, i cui criteri di erogazione non attengono all’appropriatezza clinica bensì alla scelta politica italiana di non assicurarle a tutti i cittadini tramite il servizio sanitario.

Posto poi che qualunque esame, intervento chirurgico, dispositivo medico o farmaco è da considerarsi appropriato se esercita un effetto utile o benefico per chi ne usufruisce e se tali benefici superano i possibili danni, secondo Slow Medicine l’appropriatezza della prescrizione di una pratica (diagnostica o terapeutica):

1. va riferita a uno specifico obiettivo e quindi non è un valore assoluto, ma relativo rispetto alle condizioni, in genere sempre complesse, in cui quella pratica viene consigliata dal medico al paziente;

2. deve rispondere ai criteri di sobrietà, rispetto e giustizia. Un intervento che non rispetti il malato, in quanto persona nel suo complesso, con i suoi valori e le sue preferenze, non è appropriato ancorché possa apparire scientificamente corretto.Utilizzare pratiche inefficaci o inappropriate è una pratica comune e ampiamente documentata che, oltre ad essere dannosa, spreca preziose risorse e sottrae, nel quadro di un sistema universalistico pubblico, l’opportunità a qualcun altro di ricevere le cure di cui ha bisogno;

3. non comprende solo il sovra-utilizzo, cioè le pratiche erogate in eccesso, senza un favorevole rapporto tra benefici e rischi, ma anche il sotto-utilizzo, cioè le pratiche che secondo le prove scientifiche apportano benefici, ma che non vengono erogate a sufficienza, come ad esempio in Italia le cure ad anziani e disabili;

4. deve essere valutata dal medico con indipendenza ed autonomia rispetto alle pressioni del mercato tendenti a farlo prescrivere al solo scopo di profitto e alle spinte istituzionali tendenti solo a un risparmio economico;

5. cambia di giorno in giorno, in relazione allo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie. L’agire del medico non può essere oggetto di mediazione politica e l’idea di praticare la medicina secondo regole stabilite da provvedimenti governativi con il principale obiettivo di ridurre i costi e con minaccia di sanzioni per i medici che non le rispettano, rappresenta un vero e proprio attentato alla professione.

Ogni medico aggiornato e attento alla letteratura scientifica sa molto bene che una parte consistente delle cure mediche non sono né efficaci, né appropriate. Sono inappropriate, ad esempio, quasi la metà delle indagini radiologiche ambulatoriali, il 50% delle angioplastiche eseguite su pazienti con angina stabile e gran parte della artroscopie nei pazienti con artrite del ginocchio; i check-up non servono a nulla e almeno il 20% dei farmaci sono prescritti per indicazioni non validate dalla ricerca. I dati reperibili nella letteratura internazionale relativi a prestazioni inappropriate sono innumerevoli.

La questione non è semplicemente di natura economica, ma riguarda direttamente la salute delle persone, che da un sovra- o da un sotto-utilizzo di prestazioni diagnostiche e di trattamenti farmacologici e chirurgici può ricevere seri danni. In questo senso i media possono giocare un ruolo informativo indispensabile per evidenziare comportamenti inappropriati e pericolosi, che alimentano sprechi e producono effetti diseducativi e dannosi per la salute.

Si calcola, per esempio, che almeno la metà delle raccomandazioni attinenti alla salute formulate nei talk show non siano basate su prove scientifiche, siano contraddette dalle conoscenze disponibili o siano state sponsorizzate da portatori di interesse. D’altra parte, fino a quando ai cittadini e ai pazienti viene fatto credere che tutte le cure che ricevono sono utili, che fare di più è sempre meglio, che la tecnologia è in grado di risolvere ogni problema, sarà inevitabile che qualsiasi tentativo di riduzione delle prestazioni (anche di quelle inutili) venga considerato un attentato alla salute.

Slow Medicine ritiene che la strada da percorrere passi inevitabilmente dalla capacità del medico di avvalersi di cure scientificamente provate, ma anche dalla sua abilità nell’avviare una relazione di cura con il paziente, fatta di visita, ascolto, suggerimenti, consigli e, solo alla fine, di prescrizioni. L’eccessiva fiducia riposta nelle tecnologie ha offuscato il valore del dialogo e dell’interazione con il paziente come fattori essenziali della cura.

A questo proposito, in analogia a quanto avviato in ambito internazionale da Choosing Wisely, Slow Medicine ha lanciato in Italia il progetto Fare di più non significa fare meglio, secondo cui le società scientifiche s’impegnano ad individuare alcune pratiche (esami e trattamenti) a rischio di inappropriatezza, allo scopo di discutere con i pazienti benefici e rischi associati a tali pratiche e aiutarli a decidere nel modo migliore. Alla campagna, avviata con l’adesione di FNOMCeO, IPASVI, Partecipasalute, Altroconsumo, Slow Food e molte altre Associazioni di professionisti e di pazienti, hanno finora aderito 34 società scientifiche italiane, con l’individuazione, ad oggi, di più di 100 pratiche. Questo è un esempio concreto di come, tramite il coinvolgimento dei professionisti con le loro società scientifiche, in alleanza con le associazioni dei pazienti e dei cittadini, si può evitare la prescrizione di pratiche inappropriate nell’interesse stesso di pazienti e cittadini, e nel contempo ridurre gli sprechi delle preziose risorse del servizio sanitario.

Il consiglio direttivo di Slow Medicine

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Comunicato Stampa Medicina Democratica Onlus: MA QUALE APPROPRIATEZZA?

imagesE’ stata definita dal Ministro della Sanità una lista di 208 esami medici a rischio di inappropriatezza, con delle sanzioni per quei medici che non rispetteranno la norma.

E’ vero che nella pratica corrente molte visite, esami, farmaci e persino interventi chirurgici non rispondono a un evidente beneficio per la salute e possono a buon conto definirsi inappropriati. Queste prestazioni, a volte dettate dalla cosidetta medicina difensiva altre da interessi o da imperizia hanno dei costi economici evidenti, dei costi clinici, perchè ciò che non è utile è spesso dannoso, dei costi organizzativi in quanto vanno ad intasare liste d’attesa già lunghe.

Noi non crediamo che la correzione di queste anomalie passi semplicemente attraverso un intervento normativo.

Un conto è introdurre e promuovere delle linee guida condivise per la gestione dei casi clinici, altro è introdurre delle norme restrittive:senza voler enfatizzare più di tanto la libera scelta dei medici bisogna anche considerare che un tale tipo di norma ha come risultato di omologare i disturbi, le malattie e i malati come se ogni caso non avesse una propria storia clinica e ognuno non avesse diritto alla propria soggettività.

Quella che va ad essere approvata ci sembra una scorciatoia che, lontano dal risolvere il problema, allontanerà i cittadini dal Servizio Sanitario Nazionale spingendoli verso prestazioni private e forme di sanità integrativa.

E’ anche evidente, visto il contesto e le misure che sono state prese negli ultimi anni che si tratta di una scelta di taglio della spesa ( Il fine immediato parrebbe essere essenzialmente quello di trovare una copertura per una effimera riduzione della tassazione generale) e non di salvaguardia della salute, altrimenti si andrebbe in altra direzione: pensiamo alla modalità di pagamento a prestazione in atto dalla metà degli anni 90 prevalentemente negli ospedali (i cosiddetti DRG) e per le prestazioni ambulatoriali che, nonostante le proposte alternative fatte da molte organizzazioni, (compresa MD) provocano a catena prestazioni cliniche ingiustificate. Si sono verificati interventi della magistratura in proposito che hanno mostrato la punta dell’iceberg, senza peraltro provocare nell’autorità sanitaria la necessità di andare a rivedere il sistema che continua a pagare la malattia, invece di pagare la salute.

Come afferma SLOW MEDICINE, rete di professionisti e di cittadini che si riconosce in una medicina sobria, rispettosa e giusta: “bisogna spendere meglio, non spendere meno, nella sanità italiana. Si concorda pienamente sulla necessità di aumentare l’appropriatezza clinica e di ridurre l’eccessivo ricorso a molti esami e trattamenti, ma si dissente sul fatto che questo venga imposto per decreto con l’unico fine del risparmio economico e attraverso meccanismi sanzionatori per i medici”.

Ci vuole un’azione tesa a fare sì che i medici assumano una forte responsabilità condividendo le scelte con i pazienti che devono necessariamente essere informati in modo completo. Non serve scontrarsi con i medici e con le loro organizzazioni. Nella Sanità, come nella scuola non si possono fare riforme o prendere misure senza il coinvolgimento dei soggetti interessati, ovvero senza gli operatori sanitari e i cittadini organizzati in associazioni e movimenti per il diritto alla salute. E’ questo che auspichiamo come Medicina Democratica: costruire una ampia Rete che lotti contro tutte le misure controriformatrici per mantenere e affermare il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, universale, gratuito (comprese le cure odontoiatriche), partecipato. Anche di questo discuteremo nel nostro prossimo congresso nazionale che si terrà a Firenze i prossimi 19-20-21 novembre.

Medicina Democratica Onlus, Milano 24 settembre 2015




Comunicato di Slow Medicine


Pubblichiamo il comunicato stampa di Slow Medicine sulle ultime novità relative alla sanità italiana e agli interventi che si prospetterebbero.

Comunicato Stampa
SLOW MEDICINE, rete di professionisti e di cittadini che si riconosce in una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta (www.slowmedicine.it), ribadisce quanto già espresso in un suo precedente comunicato circa i contenuti dell’intesa dell’1/7/2015 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
In primo luogo manifesta il proprio dissenso nei confronti dell’ennesima riduzione delle risorse per la sanità pubblica: la spesa pro capite per la sanità in Italia è inferiore a quella media dei paesi sviluppati, e i cittadini devono già affrontare di tasca propria molte spese, in particolare per la cura delle persone anziane e di quelle disabili.
Bisogna spendere meglio, non spendere meno, nella sanità italiana.

Si concorda pienamente sulla necessità di aumentare l’appropriatezza clinica e di ridurre l’eccessivo ricorso a molti esami e trattamenti, ma si dissente sul fatto che questo venga imposto per decreto con l’unico fine del risparmio economico e attraverso meccanismi
sanzionatori per i medici.
Slow Medicine da più di due anni ha lanciato e conduce in Italia il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO”, che è inserito nel movimento Choosing Wisely internazionale.
Questo progetto si caratterizza per una forte assunzione di responsabilità dei medici e degli altri professionisti, che sono chiamati a individuare, su basi rigorosamente scientifiche, esami diagnostici e trattamenti che spesso non sono efficaci e anzi rischiano di provocare
danni ai pazienti, e a impegnarsi per ridurne l’utilizzo, con il fine di migliorare qualità e
sicurezza delle cure e di ridurre gli sprechi.
Il progetto è promosso anche da FNOMVCeO e IPASVI oltre che da molte associazioni di professionisti e cittadini e, con la collaborazione di più di 30 società scientifiche italiane, ha già individuato 110 esami e trattamenti a rischio di inappropriatezza che vengono effettuati in eccesso in Italia. Sono già in atto implementazioni, sul territorio e in ospedali.
L’effettuazione di queste pratiche, però, deve essere decisa volta per volta sulla base dei segni clinici e della storia del paziente e condivisa con il paziente stesso. Non è accettabile che ne venga del tutto preclusa l’effettuazione, né che essa venga regolata per decreto con
meccanismi sanzionatori per i medici: questo rischia di provocare seri danni ai pazienti, di aumentare le spese a carico dei cittadini, e mette in discussione il delicato rapporto di fiducia tra medico e paziente
E’ questa anche la posizione ufficiale di tutto il movimento Choosing Wisely internazionale, in cui sono rappresentati 17 Paesi di tutto il mondo, tra cui USA e Canada, che terrà il suo prossimo incontro a Roma nel maggio 2016.

Il Direttivo di Slow Medicine

26 luglio 2015

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DOCUMENTI E AUDIO 2° CONFERENZA NAZIONALE SOSTENIBILITA’ E SALUTE

Pubblichiamo in una apposita pagina, che potrete visualizzare anche attraverso il menu del sito della RSS, tutti i documenti presentati durante la 2° conferenza Nazionale Sostenibilità e Salute che si è tenuta a Torino il 13 giugno 2015.
Tutta la documentazione è liberamente scaricabile e utilizzabile con l’indicazione della fonte.
Nei prossimi giorni pubblicheremo anche i video dei singoli interventi.
PER RAGGIUNGERE LA PAGINA DEI DOCUMENTI CLICCARE QUI




Master di I° livello – Anno Accademico 2015-2016 Sistemi Sanitari, Medicine Tradizionali e Non Convenzionali

Riceviamo e pubblichiamo questa iniziativa:

Master di I° livello – Anno Accademico 2015-2016
Sistemi Sanitari, Medicine Tradizionali e Non Convenzionali

Università di Milano-Bicocca Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
Osservatorio e Metodi per la Salute OSMESA
In collaborazione con: Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale Università di Milano-Bicocca-

Informazioni:
www.master-sistemisanitari-medicinenonconvenzionali.org osservatorioemetodiperlasalute@unimib.it Tel. +39 02.64487571 Fax. +39 02.64487561 IDipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano

Obiettivi:
Il master offre ai partecipanti strumenti di conoscenza teorici e operativi utili alla formazione di figure professionali in grado di integrare gli aspetti gestionali ed economici con quelli clinico assistenziali e delle diverse medicine. Fornisce strumenti di analisi quantitativa e qualitativa legati ai temi della salute, finalizzati alla progettazione e alla valutazione dei sistemi per la salute, a livello regionale, nazionale e internazionale, nonché allo studio delle disuguaglianze di salute. Conferisce competenze volte ad affrontare il tema della salute, della medicina centrata sulla persona, delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali e dei sistemi di salute su base antropologica. Accresce professionalità e competenze per migliorare la gestione delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere, degli istituti di cura, dei centri di benessere, delle spa, dei centri termali, della medicina e dell’infermieristica associata, in linea con la nuova domanda di cura. Fornisce strumenti per lo sviluppo di competenze di tipo manageriale nei ruoli chiave della pianificazione, programmazione, controllo valutazione e ricerca, all’interno della complessa gestione dei servizi sanitari di cura e di ricerca

Ambiti tematici affrontati nel master
Contribuiti interdisciplinari allo studio dei sistemi per la salute.
Modelli teorici ed epistemologia per lo studio dei sistemi per la salute.
I sistemi per la salute: modelli, competizione, integrazione.
La salute globale.
Il Sistema Sanitario Nazionale e i Sistemi Sanitari Regionali e Internazionali
Terzo settore e sistemi per la salute.
Strutture del welfare sanitario.
Biomedicina, Medicine Tradizionali e Medicine Non Convenzionali.
Le Medicine Tradizionali e Medicine Non Convenzionali nei sistemi per la salute.
Le disuguaglianze di salute.
Metodologia della ricerca: metodi qualitativi e quantitativi per la salute.
Progettare e organizzare sistemi per la salute.
Comunicare la salute
La relazione di cura.
La bioetica.

Il Master avrà inizio il 6 Novembre 2015 presso l’Università di Milano-Bicocca e terminerà il 6 Giugno 2016.
Le lezioni si terranno il venerdì.
L’obbligo di frequenza è relativo al 75% delle ore previste per ogni unità formativa.
Il Master prevede l’obbligo dei partecipanti all’attività di stage per un periodo di 400 ore.
Durante lo stage i partecipanti possono sviluppare i propri project work, grazie alla presenza di un tutor sia aziendale che universitario.
Il termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione è fissato per il giorno 20 settembre 2015 alle ore 12.
Per informazione sulla modalità di presentazione della domanda si veda il bando che sarà pubblicato sul sito www.unimib.it
La quota d’iscrizione è pari a 3000 euro e comprende la frequenza a tutte le attività del Master, il tutoraggio, lo stage, e il materiale didattico utile ai fini del corso.
Sono previste esenzioni parziali e totali della quota di iscrizione grazie al contributo di sostenitori pubblici e privati

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LA SCIENZA IN TRIBUNALE: UN CORSO CON I MAGGIORI ESPERTI – 24-26 giugno 2015

SCUOLA DI SCIENZA E DIRITTO
LA SCIENZA IN TRIBUNALE: UN CORSO CON I MAGGIORI ESPERTI

24-26 giugno 2015, dalle 9.00 alle 18.00

SISSA, Big Meeting Room

La cronaca, recente e meno recente, è stata spesso dominata da casi giuridici eclatanti che hanno visto come protagonista la scienza. Per raccontare questi fatti cosi “sensibili” è necessaria una competenza specifica, che unisce scienza, comunicazione e diritto. La Scuola di scienza e diritto, organizzata dal Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste è pensata per chi lavora nell’informazione, e mette insieme alcuni fra i più importanti esperti italiani in questo campo, fra giornalisti, epidemiologi, accademici e magistrati. La scuola si svolgerà dal 24 al 26 giugno 2015 alla SISSA e dà accesso anche ai crediti per la Formazione Professionale Continua dei giornalisti. L’iscrizione è aperta fino al 25 maggio alle 12.00.

The SISSA campus is located in Opicina (Trieste), in Via Bonomea 265.

Per iscrizioni

Programma

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COMUNICATO STAMPA: DOCUMENTO PER I PARLAMENTARI EUROPEI

downloadDOCUMENTO PER I PARLAMENTARI EUROPEI:
Un impegno per la Sostenibilità e la Salute

Alla cortese attenzione dei mezzi di stampa,

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce 21 associazioni attive sui temi della salute e della sostenibilità, ha pubblicato sul proprio sito un documento in cui richiede ai parlamentari europei un serio impegno per la tutela della salute dei cittadini europei (in allegato). Il documento è stato inviato ai parlamentari italiani e il nominativo di coloro che lo sottoscriveranno sarà a breve pubblicato sul sito della RSS.

Nel documento la RSS richiede la tutela dei beni comuni, cosi come adeguate politiche nella gestione dei rifiuti, degli inquinanti ambientali e nell’agricoltura, enfatizzando l’importanza dell’equità e dei determinati sociali di salute. Si richiedono, inoltre, una serie di azioni a tutela dei servizi sanitari, quali per esempio porre limiti più rigorosi al marketing di prodotti sanitari, farmaci, dispositivi medici, cosi promuovere azioni di prevenzione tramite leggi e direttive che prevedano di usare le risorse destinate alla sanità in modo più appropriato, favorendo la riduzione di esami e trattamenti che apportano scarsi benefici e rischiano di procurare danni, e facilitando l’adozione di corrette abitudini di vita.

“La nostra salute dipende ormai da ampi processi riguardanti la sfera socio-economica ed ambientale che non possono che essere tutelati in ambito europeo. E’ possibile farlo ed è arrivato il tempo di agire.” riporta il portavoce della rete Jean-Louis Aillon.

Rete Sostenibilità e Salute

Media relation Rete Sostenibilità e Salute
– Portavoce: Jean-Louis Aillon – rete@sostenibilitaesalute.org
– Sito: www.sostenibilitaesalute.org
– Pagina Facebook: Rete Sostenibilità e Salute

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TTIP e TISA. La salute in vendita

logoSIUn interessante articolo di Stefano Guicciardi pubblicato su Saluteinternazionale.org.

I trattati commerciali fra USA ed UE, modificando le attuali regole a favore della libera concorrenza, potrebbero avere conseguenze negative sulla salute, sia indirettamente attraverso i determinanti sociali e ambientali di salute (lavoro, alimentazione, inquinamento, disuguaglianze, etc), sia direttamente attraverso la mercificazione dei servizi sanitari. Le reazioni in Italia. Il documento della neo costituita Rete Sostenibilità e Salute.

Potete leggere il documento cliccando questo link : http://www.saluteinternazionale.info/2015/03/ttip-e-tisa-la-salute-in-vendita/




Short Course in Global Health and Sustainable Development Post-2015

The Faculty of Health Sciences at AUB and EARTH University are happy to announce the launch of the first course from the newly developing Global Master’s in Health and Sustainable Development this summer! As the first course to be delivered, we are providing considerable financial support and encourage all who are interested and eligible to apply now!

The full announcement and details are attached – application deadline is April 15, 2015, and the course is taking in only 15 students.

Maha Damaj, PhD
Assistant Professor of Public Health Practice
Co-coordinator of the Global Master’s in Health & Sustainable Development Project

 

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TTIP e Salute

BRITAIN-EU-US-TRADE-TTIP-DEMOCOMUNICATO STAMPA

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce alcune associazioni sui temi della salute come bene comune e della sostenibilità del sistema sanitario pubblico, pubblica una presa di posizione sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Questo trattato commerciale fra USA ed UE, modificando le attuali regole a favore della libera concorrenza, potrebbe avere conseguenze negative sulla salute, sia indirettamente attraverso i determinanti sociali e ambientali di salute (lavoro, alimentazione, inquinamento, disuguaglianze, etc), sia direttamente attraverso la mercificazione dei servizi sanitari.
La RSS ritiene che, se le trattative per il TTIP dovessero proseguire, i cittadini e le loro associazioni dovrebbero vigilare, ed eventualmente esercitare pressione, perché siano rispettati alcuni principi di salvaguardia della salute, elencati nella presa di posizione. Condizione necessaria perché questa vigilanza abbia luogo è che le trattative per il TTIP siano condotte in maniera trasparente.


POSIZIONE DELLA RETE SOSTENIBILITA’ E SALUTE (RSS) SUL TTIP

Introduzione

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), è un trattato di libero commercio bilaterale attualmente in discussione tra UE e USA. In parallelo, ma con una lieve sfasatura, la UE sta discutendo un trattato simile, il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), con il Canada. Molti cittadini europei si oppongono a questi trattati, noti con il generico nome di Free Trade Agreements (FTA), e a trattati più estesi sul commercio di servizi, come il TISA (Trade In Services Agreement). Questo è un accordo multilaterale tra i 50 paesi che hanno il mercato dei servizi più avanzato (in pratica tutti i paesi ricchi più Turchia, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica, ma senza i BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), rimasto segreto fino a quando Wikileaks ne ha reso noto il testo non definitivo, nel giugno 2014.

La campagna contro TTIP e CETA, che mira a bloccare anche il TISA, è organizzata e sostenuta, al momento di scrivere questa nota, da 238 associazioni e ha raccolto oltre un milione di adesioni individuali. Collegata a quella europea, esiste anche una campagna Stop TTIP italiana, sostenuta da 95 associazioni, tra cui alcune di quelle che fanno parte della RSS, oltre che da molte persone a titolo individuale. Questa opposizione non è altro che la ripresa di quella che anni fa era scesa in piazza a livello globale per protestare contro gli accordi del WTO (World Trade Organization). A seguito di massicce proteste popolari, da Seattle in poi, e delle resistenze di molti governi, i lavori del WTO, sono congelati da una decina d’anni e sono stati sostituiti da negoziati per FTA bilaterali.

Il TTIP, di cui poco si sa perché i negoziati avvengono a porte chiuse e la documentazione messa a disposizione del pubblico è scarna,1 si occupa di qualsiasi commercio, dai prodotti agricoli a quelli industriali, ma anche, come il TISA, del commercio di servizi. Servizi di ogni tipo: comunicazioni, trasporti, distribuzione, turismo, cultura, sport, scuola, servizi finanziari, servizi ambientali (acqua, smaltimento di rifiuti). Esiste anche la categoria “altri servizi”, nella quale si può infilare di tutto. In generale, qualsiasi servizio può rientrare in un FTA, a condizione che non si tratti di un monopolio di stato, di un servizio fornito cioè esclusivamente da un governo, e che vi sia la partecipazione, seppur minima, del settore privato. I servizi sanitari e sociali, nell’UE e negli USA sono erogati anche da privati, e possono quindi rientrare nel TTIP.

Cosa significa? Che qualsiasi individuo o ditta privata di un paese che sottoscrive l’accordo possa piazzare sul mercato degli altri paesi firmatari la sua merce in regime di libera concorrenza, salvo le restrizioni previste dall’accordo che regola il settore. Per esempio, un operatore USA potrebbe aprire un ospedale in Italia (e viceversa), purché l’ospedale abbia le caratteristiche previste dalla legge; e quell’ospedale potrebbe entrare in concorrenza con gli ospedali pubblici e privati italiani. Questo principio, di libero accesso al mercato, è solitamente integrato da un secondo principio: il cosiddetto trattamento nazionale. Questo impone che ogni operatore proveniente da uno dei paesi firmatari dell’accordo non subisca nessun tipo di discriminazione rispetto agli operatori nazionali, per esempio in termini di tasse, dazi e regole commerciali.

La domanda è: questa liberalizzazione dei servizi sanitari e sociali, e più in generale di tutti i servizi (tutti quelli elencati sopra rientrano tra i determinanti sociali e ambientali di salute, basti pensare alla scuola e ai servizi per la captazione e la distribuzione dell’acqua potabile), oltre che del commercio di beni (basti pensare a quello degli alimenti), farà bene o farà male alla salute? Impossibile rispondere senza conoscere i dettagli dell’accordo. Una seria posizione pro o contro gli effetti su sanità e salute del TTIP non può che basarsi, attualmente, su alcuni principi che, se rispettati nel corso dei negoziati, porterebbero probabilmente a salvaguardare sanità e salute.

I principi

1. Il primo principio non può che essere quello della massima trasparenza. I cittadini europei hanno il diritto di conoscere il contenuto dei negoziati in modo da poter esprimere, direttamente, attraverso i loro rappresentanti istituzionali, o attraverso i gruppi, le associazioni e le reti che formano, il loro parere sull’accordo. Devono essere cioè in grado di far pressione, con i mezzi legali e politici a loro disposizione, perché un accordo che metta a rischio sanità e salute possa essere modificato in meglio. Non si può certo aspettare il voto del Parlamento Europeo sul testo definitivo del TTIP per tentare di modificare accordi potenzialmente dannosi: sarebbe troppo tardi.
2. Il secondo principio consiste nel dare priorità, in qualsiasi parte del trattato, al diritto alla salute rispetto al libero commercio. Se il mercato causa danni alla salute, tanto peggio per quest’ultima, sembra essere la filosofia attualmente dominante. La RSS ritiene che non possa essere così e chiede invece che, nel proseguire i negoziati, si applichi il principio “salute in tutte le politiche” (“health in all policies”); si proceda cioè, nel negoziare un accordo, a valutare innanzitutto i possibili effetti sulla salute dello stesso, e a modificarlo nel caso siano prevedibili effetti negativi (o non positivi).
3. In terzo luogo, l’ambiente e la sua sostenibilità, che tanta parte giocano nella salute degli attuali cittadini e delle future generazioni, devono essere salvaguardati di fronte a qualsiasi accordo commerciale che li possa modificare in senso negativo. A questo proposito, la RSS ritiene che debba mantenersi il principio di precauzione; che di fronte cioè a un’incognita riguardante i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute di un accordo commerciale, sia assegnata la prevalenza all’ambiente e alla salute rispetto al mercato.
4. Per quanto riguarda la sanità, e sapendo che il processo di privatizzazione e liberalizzazione della stessa ha preceduto di gran lunga l’inizio dei negoziati per il TTIP (ed è già molto avanzato in alcuni paesi), la RSS chiede con forza che nel trattato non sia inclusa nessuna norma che impedisca il processo inverso, e cioè un ritorno al monopolio del settore pubblico in sanità, se questa fosse la volontà di un governo e di un parlamento democraticamente eletto. Inoltre, la RSS chiede che qualsiasi accordo sul commercio di servizi per la salute tenga in considerazione i possibili effetti sull’equità in salute, evitando per lo meno che aumenti l’iniquità. Promuovendo un sistema basato sulla legge della domanda e dell’offerta, il TTIP potrebbe infatti rendere più facile per i ricchi, e più difficile per i poveri, accedere ai servizi di cui hanno bisogno. Per i ricchi potrebbero esserci servizi di qualità più elevata, e più costosi, mentre i poveri dovrebbero accontentarsi delle briciole del mercato.
5. Il TTIP potrebbe anche influenzare il costo dei farmaci. Potrebbe includere un capitolo sulla proprietà intellettuale, aumentando e proteggendo la durata dei brevetti, e scoraggiando così investimenti nel mercato dei farmaci generici. Potrebbe spingere le compagnie farmaceutiche europee a registrare nuovi farmaci presso le autorità USA, dove i criteri sono meno rigidi e le lobbies sono più potenti. Potrebbe, se si decidesse di armonizzare gli standard europei sulla base di quelli adottati negli USA, limitare l’attività di istituzioni governative, come il NICE (National Institute for Clinical Excellence) in Gran Bretagna, che raccomandano di usare nuovi farmaci sulla base del rapporto tra costi e benefici. Infine, se ci fosse un ISDS, le multinazionali del farmaco potrebbero chiedere un risarcimento per qualsiasi misura i governi prendessero per ridurre la spesa farmaceutica, visto che queste misure interferirebbero in ogni caso con il libero mercato. La RSS chiede che nessuno degli accordi del TTIP preveda simili possibilità.
6. Infine, dato che l’applicazione del TTIP, una volta approvato, potrebbe dar luogo a controversie (tra stati, tra privati, o tra stati e privati), la RSS chiede che tali controversie siano risolte dalla giustizia ordinaria. Che il TTIP cioè non preveda nessun meccanismo simile a quello che va sotto il nome di ISDS (Investor-State Dispute Settlement), una specie di “tribunale speciale” che, nell’esperienza di FTA già in vigore, tende a dare prevalenza al libero mercato rispetto alla salute, con ovvie conseguenze dannose per quest’ultima. L’esistenza di un simile tribunale, inoltre, potrebbe costituire un deterrente all’emanazione di leggi per la protezione della salute, dell’ambiente, dell’agricoltura, della catena alimentare, dei cittadini e dei consumatori, o potrebbe ritardarne l’entrata in vigore.

Conclusioni

Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, durante la sua lezione su “L’imperfezione dei mercati”, tenuta alla Camera dei Deputati il 23 settembre 2014, ha pronunciato le seguenti parole: “Un’altra cosa che l’Europa non deve fare è sottoscrivere il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP). Un accordo di questo tipo potrebbe rivelarsi molto negativo per l’Europa. Gli Stati Uniti, in realtà, non vogliono un accordo di libero scambio, vogliono un accordo di gestione del commercio che favorisca alcuni specifici interessi economici. Il Dipartimento del Commercio sta negoziando in assoluta segretezza senza informare nemmeno i membri del Congresso americano. La posta in gioco non sono le tariffe sulle importazioni tra Europa e Stati uniti, che sono già molto basse. La vera posta in gioco sono le norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell’ambiente e dei consumatori in genere. Ciò che si vuole ottenere con questo accordo non è un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini americani ed europei, ma si vuole garantire campo libero a imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e per la salute umana.”2 Sulla base di queste premonizioni, la RSS ritiene che debba aumentare il dibattito pubblico sui possibili effetti del TTIP, affinchè le scelte finali siano frutto dell’opinione condivisa dei cittadini, delle loro associazioni e dei loro rappresentanti, e non del potere del mercato.

(Approvato nell’ assemblea del 31/01/2015)


COSA SONO IL TTIP, IL CETA, IL TISA, L’ISDS E I LORO IMPATTI POSSIBILI

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Nota inserita dal Comitato Giù le mani dai bambini, Associazione Medicina Centrata sulla persona, Osservatorio Metodi per la Salute:
Questo comunicato stampa è stato approvato e diramato senza l’accordo e il consenso del Comitato “Giù le Mani dai Bambini” Onlus, della Associazione Medicina Centrata Sulla Persona Onlus Ente Morale, e dell’Osservatorio Metodi per la Salute del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano “Bicocca”, organizzazioni fondatrici della RSS – Rete Sostenibilità e Salute. Il documento di critica al TTIP è stato posto in votazione senza dar modo agli associati di discutere un numero significativo di emendamenti presentati, i quali – pur non snaturandolo – erano tesi , nel desiderio di chi li ha formulati, a precisare meglio la posizione della Rete, nell’intento di non far apparire le critiche al TTIP – di per se più che legittime – come “ideologiche” o politicamente “orientate”. Le 3 organizzazioni contestano le modalità di approvazione del documento per ragioni innanzitutto di metodo, e una parte di esso per questioni di merito, e si dissociano quindi da tale posizione, pur confermando la fiducia nella missione della RSS, che rappresenta un prezioso e innovativo “laboratorio” di confronto e proposta sui tema della sostenibilità in ambito sanitario.