COMUNICATO STAMPA DEL 25 NOVEMBRE 2020 – Vaccinazione antinfluenzale e Covid-19: servono studi randomizzati controllati



La Rete
Sostenibilità e Salute ha discusso l’articolo (1), comparso il
20-10-2020 su MD Digital, che ha
valutato criticamente alcune ricerche con disegno detto ecologico, ampiamente rilanciate dai media, che hanno trovato
correlazioni inverse, o al contrario dirette, tra coperture vaccinali
antinfluenzali e diffusione e gravità della Covid-19. Purtroppo tali ricerche
hanno in comune forti punti di debolezza, legati al disegno di studio di validità
molto bassa, alla scarsa accuratezza e completezza dei dati di base utilizzati,
e ad altri problemi ancora, che l’articolo (1) segnala come
contributo alla crescita di un’attitudine alla valutazione critica delle
pubblicazioni scientifiche.

L’articolo conclude per altro con
un’importante proposta. Se si desidera
davvero comprendere tutti gli effetti della vaccinazione antinfluenzale,
inclusa una sua potenziale associazione, protettiva o no, con la Covid-19, ci
sarebbero soluzioni: dove possibile, attuare ricerche osservazionali con il
disegno più valido di regressione discontinua, come avvenuto in Inghilterra e
Galles (2), per stimare l’effetto
netto medio
di tale vaccinazione su una popolazione indiscriminata (nel
caso specifico, di anziani di età intorno ai 65 anni). Oppure effettuare
ricerche randomizzate controllate (RCT), il disegno di studio ideale, con
massimo grado di validità.
Avremmo oggi un’importante occasione per fare un RCT superando possibili
obiezioni dei Comitati etici: rivolgersi ai tanti esitanti, cioè a coloro che – dopo un’informazione bilanciata
ed esaustiva – non sanno comunque decidere se sottoporsi o no alla vaccinazione
antinfluenzale (cioè chi spontaneamente non sa risolversi a effettuarla, ma non
è comunque contrario…). A costoro si potrebbe proporre di partecipare a una
grande ricerca controllata pragmatica (3), per far avanzare la
scienza. Su milioni di esitanti in
Italia, è verosimile che decine di migliaia accetterebbero: un grande gruppo
potrebbe essere randomizzato al vaccino antinfluenzale, sapendo che lo riceve,
al gruppo di controllo randomizzato non si dovrebbe fare nulla (dunque non
un’iniezione “placebo”, per eliminare effetti avversi locali o effetti “nocebo”
comunque possibili in disegni in cieco). Le risposte su eventuali effetti sulla
Covid-19 si avrebbero in pochi mesi. Per entrambi i gruppi si potrebbero
inoltre registrare in modo attivo e a lungo malattie evitate o insorte,
eventuali effetti benefici e/o avversi, e alla fine si potrebbe tracciare un
bilancio serio di questa importante misura di sanità pubblica, di interesse
universale per tanti anni a venire.

La Rete Sostenibilità e Salute ritiene la proposta
sopra descritta di grande interesse, e intende rilanciarla a livello
scientifico e istituzionale, auspicando che sia raccolta e finanziata dalle
Autorità sanitarie nazionali e da Centri di ricerca indipendenti da interessi
commerciali, coinvolgendo ricercatori senza conflitti di interesse, in grado di
garantire il livello metodologico e la credibilità dei risultati.

(1) Donzelli A, Cattaneo A. Vaccino
antinfluenzale e Covid-19: servono studi randomizzati controllati
. MD
Digital, 20 ottobre 2020.

(2) Anderson ML, et
al. The Effect of Influenza Vaccination for the Elderly on Hospitalization and
Mortality: An Observational Study With a Regression Discontinuity Design. Ann
Intern Med 2020; 172(7): 445-452. doi: 10.7326/M19-3075. Epub 2020 Mar 3. PMID:
32120383.

(3) Donzelli A,
Schivalocchi A, Giudicatti G. Non-specific effects of vaccinations in
high-income settings: How to address the issue?, Human Vaccines &
Immunotherapeutics 2018; 14:12, 2904-2910, DOI: 10.1080/21645515.2018.1502520.

La Rete Sostenibilità e Salute

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Salute

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COMUNICATO STAMPA DEL 26 OTTOBRE 2020 La posizione della Rete Sostenibilità e Salute sulla radiazione di medici per reati di opinione

Perché
questo non succeda di nuovo

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi
vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano
fastidiosi.

Poi
vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non
ero comunista.

Un
giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a
protestare»

Martin
Niemöller (1892-1984)

In
questi giorni alcuni medici sono in attesa del verdetto della CCEPS,
Commissione Centrale Esercenti Professioni Sanitarie, di conferma o
rigetto della loro radiazione pronunciata in seguito all’espressione
di opinioni critiche sull’obbligo vaccinale e le modalità di
somministrazione dei vaccini.

Secondo
l’articolo 41 del D.P.R. 221/1950 la radiazione è pronunciata
contro l’iscritto che con la sua condotta abbia compromesso
gravemente la sua reputazione e la dignità della classe sanitaria.
L’articolo 42 correla la radiazione obbligatoriamente solo a
condotte aventi rilevanza penale o assimilabili, secondo il canone di
proporzionalità tra fatto e sanzione. Essendo i fatti addebitati
privi di rilevanza penale, sotto il profilo oggettivo, perché privi
di offensività, non risultando che tali sanitari abbiano causato
danni personali alla salute degli assistiti, applicare tale sanzione
nei loro confronti non appare coerente con i principi di
proporzionalità e di ragionevolezza, tanto più che identico
provvedimento non è stato adottato in casi puniti dalla giustizia
penale con sentenze di ergastolo, o per reati di corruzione e
concussione.

La
radiazione di medici per reato di opinione pone un interrogativo
decisivo: se sia lecito oppure no, per un medico, esprimere le
proprie opinioni, quali esse siano. L’accusa è di aver espresso un
pensiero che avrebbe provocato nella popolazione l’idea
dell’inutilità e dei rischi dei vaccini, con conseguente riduzione
della copertura vaccinale e un potenziale danno alla salute
individuale e collettiva. Anche se manca la verifica dei risultati
concreti di tali comportamenti, l’articolo 21 della Costituzione
afferma che “tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero
con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione”. La
manifestazione del pensiero, in quanto espressione di libertà, è
dunque attività lecita per tutti, anche per i medici e non può
essere compressa da fonti inferiori a quelle costituzionali. Tale
libertà e tale diritto appartengono indistintamente ad ogni
soggetto, indipendentemente dalla qualifica che lo stesso abbia,
anche se appartenente all’Ordine dei medici.

L’articolo
33 della Costituzione afferma che “l’arte e la scienza sono
libere e libero ne è l’insegnamento”. Non può dunque esserci un
vincolo a una scienza unica e di Stato e dell’ordine di
appartenenza. La scienza ha pure i suoi criteri e perfino una sua
verità, ma essa e gli scienziati agiscono all’interno di sistemi
sociali, culturali ed economici che ne condizionano priorità,
orientamenti e risultati e di cui è importante essere consapevoli.

La
storia inoltre mostra che tale verità
è spesso soggetta a mutamenti, ripensamenti e non è detto che
permanga immutabile quella proclamata oggi, soprattutto se nuove e
più forti prove mettono in discussione e portano a modificare alcune
conclusioni, o persino paradigmi correnti. Ma ciò diventa
impossibile se, anziché affidarsi alla forza delle prove per
respingere argomentazioni che risultino infondate, si reprime il
libero confronto con strumenti sanzionatori non solo estranei al
dibattito scientifico, ma intimidatori nei confronti di un’intera
categoria.

L’indipendenza
e l’autonomia dei medici sono beni preziosi da preservare, in un
ambiente antidogmatico, favorevole al libero dibattito scientifico,
trasparente e il più possibile esente da conflitti d’interessi.
Nessun ricercatore e nessun operatore sanitario dovrebbe essere messo
in condizione di aver timore di esporre i propri convincimenti su
temi attinenti alla medicina e alla pratica medica, fermo restando
che le pratiche da raccomandare sono quelle che in un contesto
scientifico in continuo divenire si avvalgono delle migliori prove di
efficacia al momento disponibili e sicurezza nel tempo.

Il
fenomeno mondiale Covid-19, che ha consentito un aperto dibattito
internazionale sulle esperienze cliniche in continuo divenire,
indispensabile alla condivisione e revisione di approcci che evolvono
in tempo reale, sta mostrando la fecondità di un confronto senza
pregiudizi sull’efficacia e la sicurezza della pratica medica,
anche fra posizioni contrapposte.

L’altra
accusa mossa ai medici è stata di aver presentato al pubblico
posizioni critiche, anziché limitarle a un contesto scientifico o
istituzionale. Si comprende il richiamo all’opportunità di
mantenere tale condotta e il suo razionale, ma gli spazi per
dibattere in ambito scientifico e istituzionale devono essere
effettivamente garantiti. È altrettanto indispensabile che, sempre
nel pieno rispetto delle regole del confronto scientifico, anche
posizioni oggi di minoranza siano consentite, senza far oggetto il
dissenso di discredito, censure e sanzioni, come sta invece purtroppo
accadendo.

Chiediamo
dunque in conclusione che, all’interno degli idonei contesti medici
e istituzionali, sia garantita in modo effettivo la possibilità di
un libero e aperto confronto (oggi di fatto fortemente inibito) tra
professionisti che condividono il metodo scientifico e possano
pertanto discutere in modo documentato di importanti temi di salute,
senza censure né divieti pregiudiziali, né tanto meno correndo il
rischio di radiazione.

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Mascherine obbligatorie all’aperto? Non ci sono i presupposti scientifici

Pubblichiamo un documento inviatoci dal dott. Alberto Donzelli, relativo all’utilizzo obbligatorio delle mascherine all’ aperto, che pone alcuni argomenti di dibattito.

Apprendiamo
con sconcerto che il prossimo DPCM potrebbe disporre l’obbligo di
uso continuativo di mascherine anche all’aperto. La decisione ha
subito un’accelerazione in pochi giorni, senza che la situazione
epidemiologica nazionale lo giustifichi e senza che sul tema si sia
sviluppato un serio dibattito scientifico, basato sulle prove oggi
disponibili.

La
posizione del Governo italiano (ispirata alle indicazioni OMS) è
stata sinora ragionevole: obbligo di protezioni delle vie
respiratorie, anche lavabili,
in luoghi chiusi accessibili al pubblico compresi i mezzi di
trasporto, e comunque quando non si possa garantire il mantenimento
della distanza di sicurezza. In proposito l’OMS precisa utilmente
“per un periodo consistente”, poiché l’avvicinamento fugace
all’aperto di un soggetto anche infetto non configura rischi
particolari. [NB:
autorità politiche e sanitarie indicano in genere il tempo di ~15’
perché il rischio di trasmissione da “contatto stretto” abbia
ragionevoli possibilità di concretizzarsi, e l’app Immuni è
impostata per segnalare un rischio di contagio in base a questa
tempistica].

Riteniamo
che tale posizione andrebbe mantenuta e fatta rispettare, senza
forzature, nell’interesse della salute e della credibilità delle
istituzioni, oltre al messaggio di non soffermarsi oltre al
necessario in luoghi chiusi frequentati e poco ventilati.

Purtroppo
l’assenza di dibattito scientifico sul tema ha portato a vivere le
mascherine in modo unilaterale come “un
piccolo discomfort per ottenere grandi benefici individuali e
collettivi
”.
Invece le prove disponibili mostrano che sono un
compromesso

anche per la salute, da spingere solo fin dove sia chiaro che i
benefici sanitari prevalgono sui danni.

Oltre
agli effetti protettivi delle
maschere, indiscutibili in
condizioni di alto rischio, l’OMS
indica 11 potenziali danni
o svantaggi
delle
maschere, ma non segnala quello che può essere il maggiore, a carico
di infetti da SARS-CoV-2 non di rado inconsapevoli, perché a-/pre-
o pauci-sintomatici (v.
https://www.bmj.com/content/bmj/369/bmj.m2003.full.pdf;
e
https://repo.epiprev.it/index.php/download/mascherine-chirurgiche-in-comunita-allaperto-prove-di-efficacia-e-sicurezza-inadeguate/).
Infatti la
resistenza all’espirazione di una maschera tenuta a lungo aumenta
la ri-inalazione dei propri virus, in un circolo vizioso che aumenta
la carica, che può così raggiungere gli alveoli, dove le difese
immunitarie innate sono carenti. Lì il virus si può moltiplicare
molto e quando, a 10-12 giorni dall’infezione, arrivano gli
anticorpi delle difese adattative, trovando grandi quantità di virus
scatenano una violenta infiammazione e possono aggravare la Covid-19.

Le
revisioni sistematiche hanno finora identificato un solo RCT
sull’efficacia delle maschere (soprattutto) all’aperto nel
prevenire infezioni respiratorie, in pellegrini Australiani alla
Mecca, e il bilancio netto per i gruppi randomizzati a indossarle è
stato in tendenza sfavorevole. In attesa prove ulteriori, una
corretta applicazione del principio di precauzione dovrebbe
sconsigliare di norma l’uso di mascherine all’aperto, salvo per
brevi periodi dove sia inevitabile restare a meno di un metro da
altri per tempi non trascurabili.

Si
chiede dunque di evitare obblighi non supportati da prove
scientifiche né da un ragionamento bilanciato, auspicando
invece l’apertura di un ampio dibattito che consideri le migliori
prove oggi disponibili e programmi le ulteriori ricerche necessarie.

Ciò
non mette in discussione l’opportunità di mantenere le distanze
fisiche (e l’igiene delle mani), e di non derogare a questa regola
chiave per periodi consistenti.

In
generale le misure di sanità pubblica, ancor più se vincolanti,
andrebbero precedute da ricerche valide (studi randomizzati
controllati pragmatici, o studi con disegni assimilabili)
indipendenti, che stabiliscano un equilibrato bilancio netto tra
benefici attesi e possibili danni.

  • Alberto
    Donzelli, Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva e
    Scienza dell’Alimentazione, già Direttore Servizio Educazione
    Appropriatezza ed EBM ex ASL Milano – Consiglio Direttivo e
    Comitato Scientifico Fondazione Allineare
    Sanità e Salute
  • Donato
    Greco, Medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, Igiene
    e Medicina Preventiva e Statistica
    Sanitaria, già Direttore Centro
    Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
    Istituto Superiore di Sanità e poi Direttore Generale Prevenzione
    Sanitaria Ministero Salute
  • Adriano
    Cattaneo, Medico Epidemiologo, già Ricerca su Servizi Sanitari e
    Salute Internazionale, Centro Collaboratore OMS per Salute Materno
    Infantile, Istituto per l’Infanzia, Trieste – membro Gruppo di
    Coordinamento NoGrazie
  • Fiorella
    Belpoggi – Direttrice Scientifica –Istituto Ramazzini –
    Bologna
  • Paola
    Zambon, Medico specialista in Medicina del Lavoro e in Allergologia,
    già Direttore Registro Tumori Veneto, ricercatore senior Università
    Padova, membro del Comitato Scientifico ISDE Italia
  • Antonio
    Bonaldi, Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva, già
    Direttore sanitario di Aziende Ospedaliere/Universitarie (Verona,
    ICP Milano, Monza, Bergamo)
  • Monica
    Sutti, Medico di Medicina Generale, specialista in Medicina Interna,
    Presidente della Fondazione Allineare
    Sanità e Salute




COMUNICATO STAMPA DEL 21 SETTEMBRE 2020: La vaccinazione antinfluenzale estesa alla popolazione e resa obbligatoria può risultare più dannosa che utile?

Come
sottoscritte Associazioni aderenti alla Rete Sostenibilità e Salute
(RSS), in un comunicato del 16 giugno c.a. destinato
in
modo esclusivo a stampa medica e a contesti istituzionali,1in
seguito alla disamina dell’articolo
“Vaccinazione
antinfluenzale: che cosa dicono le prove scientifiche. Vaccinare in
modo indiscriminato anziani, gravide, bambini e sanitari può
risultare più dannoso che utile?
”,
2
avevamo
espresso motivate preoccupazioni rispetto alla Circolare del
Ministero della Salute che estende la raccomandazione a
vaccinare contro l’influenza bambini, donne in gravidanza,
personale sanitario e anziani, e rispetto a ordinanze regionali che
prevedono addirittura obblighi.

Nel
richiedere una moratoria sull’estensione di tale vaccinazione,
sollecitavamo un confronto approfondito in sedi scientifiche e
istituzionali dedicate, a livello nazionale e regionale, senza
chiusure pregiudiziali.

Purtroppo
tale confronto non c’è stato, e risulta che alcune forze stiano
persino chiedendo di istituire un obbligo nazionale.

Tuttavia
la recente sentenza del TAR della Regione Calabria, nell’annullare
l’ordinanza regionale che disponeva obblighi, rimanda a
un’eventuale “legislazione generale dello stato, basata
sugli indirizzi condivisi dalla comunità scientifica nazionale…”.
Ribadiamo in proposito che non ci sono “indirizzi condivisi”
dalla comunità scientifica nazionale, di cui siamo parte,
sull’opportunità di estendere la vaccinazione antinfluenzale a
tutti gli anziani e a intere categorie, e men che meno sull’obbligo
della stessa.

Rinnoviamo
pertanto la richiesta di evitare ulteriori forzature e di accettare
un confronto
scientifico
sul tema, su cui chiediamo di essere ascoltati dal Ministro della
Salute e dagli organi competenti.

.

La
Rete Sostenibilità e Salute

Fondazione
Allineare
Sanità e Salute

No
Grazie

AsSIS
– Associazione di Studi e Informazione sulla Salute

Centro
di Salute Internazionale e Interculturale (CSI) – APS

Fondazione
per la Salutogenesi ONLUS

Giù
le Mani dai Bambini ONLUS

Medicina
Democratica ONLUS

Movimento
per la Decrescita Felice

Rete
Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina

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1
CS
16 giugno 2020 La
vaccinazione antinfluenzale estesa alla popolazione e resa
obbligatoria può risultare più dannosa che utile?”

2 https://fioritieditore.com/salute-e-istituzioni/ 


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La RSS richiede una moratoria sull’estensione della vaccinazione antinfluenzale (e sugli obblighi disposti da alcune Regioni)

Comunicato stampa del 3 settembre 2020

Il Comunicato del 16 giugno 2020, che la Rete Sostenibilità e Salute ha responsabilmente rivolto alla sola stampa medica o a livello istituzionale, concludeva invitando “professionisti della salute, decisori politici, amministratori sanitari e giornalisti scientifici a leggere e a valutare con attenzione l’articolo” che “discute l’entità dei benefici attesi e dei possibili rischi di un’estensione della vaccinazione antinfluenzale alla luce delle prove disponibili su efficacia e sicurezza, sollecitando in merito un dibattito scientifico aperto e non ideologico”.

A distanza di oltre due mesi, e nonostante ripetute sollecitazioni nei confronti dei vertici del Ministero della Salute e dell’ISS, non c’è stato alcun riscontro, né tanto meno l’apertura dell’auspicato confronto scientifico.

In conseguenza di ciò la Rete Sostenibilità e Salute ribadisce la richiesta di portare avanti un confronto approfondito sul tema nelle sedi scientifiche e istituzionali dedicate” e, nel frattempo, avanza “la richiesta di una moratoria sull’estensione della vaccinazione antinfluenzale (e sugli obblighi disposti da alcune Regioni) ad ampie fasce di età e a vaste categorie di cittadini, in attesa di avere prove più chiare da ricerche con disegni di alta validità, indipendenti da sponsor commerciali e condotte da ricercatori senza relazioni finanziarie con i produttori”.

La Rete Sostenibilità e Salute




La vaccinazione antinfluenzale estesa alla popolazione e resa obbligatoria può risultare più dannosa che utile? – COMUNICATO STAMPA DEL 16 GIUGNO 2020

Le
sottoscritte Associazioni aderenti alla Rete Sostenibilità e Salute (RSS) esprimono preoccupazione
rispetto alla proposta del Ministero della Salute che estende la
raccomandazione a vaccinare contro l’influenza bambini, donne in gravidanza,
personale sanitario e anziani, e rispetto alle ordinanze regionali che
prevedono addirittura obblighi.

La
preoccupazione fa seguito anche alla disamina dell’articolo

Vaccinazione
antinfluenzale: che cosa dicono le prove scientifiche. Vaccinare in modo
indiscriminato anziani, gravide, bambini e sanitari può risultare più dannoso
che utile?
”, [1]

redatto da
alcuni esponenti della RSS con il contributo di altri esperti.

Le
Associazioni aderenti alla RSS:

  • ritengono
    che la spinta a estendere la vaccinazione antinfluenzale e/o a renderla
    obbligatoria sia oggi basata su prove insufficienti e discutibili, e che le prove più valide nel complesso non
    presentino un rapporto rischi/benefici favorevole;
  • avanzano la richiesta di una moratoria
    sull’estensione della vaccinazione antinfluenzale (e sugli obblighi disposti da alcune Regioni) ad
    ampie fasce di età e a vaste categorie di cittadini, in attesa di avere prove
    più chiare da ricerche con disegni di alta validità, indipendenti da sponsor
    commerciali e condotte da ricercatori senza
    relazioni finanziarie con i produttori;
  • chiedono
    che la politica si impegni ad assicurare un ambiente antidogmatico favorevole a
    un dibattito scientifico libero, non basato sul “principio di autorità” ma
    sulle migliori prove ad oggi disponibili, trasparente, esente da conflitti
    d’interessi;
  • sollecitano un confronto approfondito nelle sedi
    scientifiche e istituzionali dedicate, a livello nazionale e regionale, senza
    chiusure pregiudiziali;
  • e auspicano che, nel frattempo, la vaccinazione
    antinfluenzale sia offerta in modo gratuito a categorie a rischio e quando liberamente richiesta,
    purché tutti siano informati in modo completo ed
    equilibrato delle incertezze scientifiche esistenti e sulla reale entità dei
    benefici attesi e dei possibili rischi, per consentire un vero consenso
    informato, principio cardine per qualsiasi intervento sanitario.

L’analisi
riportata nell’articolo sopra indicato è tecnica, con costanti riferimenti a
prove scientifiche, ma la lettura è resa più facile dalla struttura per domande
chiave e risposte. L’articolo discute
l’entità dei benefici attesi e dei possibili rischi
di un’estensione della vaccinazione
antinfluenzale alla luce delle prove disponibili su efficacia e sicurezza,
sollecitando in merito un dibattito scientifico aperto e non ideologico.

Le sottoscritte Associazioni invitano professionisti
della salute, decisori politici, amministratori sanitari e giornalisti
scientifici a leggere e a valutare con attenzione l’articolo
, al link riportato.1

La Rete Sostenibilità e
Salute

  1. Fondazione Allineare Sanità e Salute
  2. AsSIS – Associazione di Studi e Informazione sulla Salute
  3. Centro di Salute Internazionale e Interculturale (CSI) – APS
  4. Fondazione per la Salutogenesi ONLUS
  5. Giù le Mani dai Bambini ONLUS
  6. Medicina Democratica ONLUS
  7. Movimento per la Decrescita Felice
  8. No Grazie
  9. Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
  10. Saluteglobale.it 
  11. Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia Sociale

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[1] https://fioritieditore.com/salute-e-istituzioni/ 




Iniziamo a ragionare su esercizio fisico, attività all’aperto e coronavirus

COMUNICATO STAMPA DEL  16 APRILE 2020

Iniziamo a ragionare su
esercizio fisico, attività all’aperto e coronavirus

Stiamo attraversando una crisi molto
grave. Lo stato italiano ha reagito a questa emergenza mettendo gradualmente in
moto misure di contenimento che sembrano iniziare a dare frutti. Riteniamo oggi
utile aprire una discussione su alcune misure (divieto o limitazione
dell’esercizio fisico all’aperto e chiusura dei parchi), assunte nel clima generale
di insicurezza e paura. Questo documento non propone un allentamento delle
misure valide di contenimento, ma al contrario un aumento netto di protezione della comunità.

Vi sono, infatti, fortissime prove
scientifiche che l’attività motoria dà benefici per la salute (inclusa la
salute mentale) e nella prevenzione della mortalità generale e da malattie
infettive (si veda l’allegato: Pillola
di educazione sanitaria 147/2020). Non si tratta solo dell’esercizio fisico
(jogging, bicicletta, etc.), ma anche di una camminata più o meno veloce di
mezz’ora al giorno, alla portata di quasi tutti gli anziani. La ricerca scientifica
indica inoltre che anche trascorrere tempo all’aperto nella natura dà importanti
benefici per la salute. 

Le proposte della Rete Sostenibilità e Salute

– Ferma restando la forte
raccomandazione di svolgere anche attività motoria a casa, si può cominciare a
discutere se riaprire i parchi e
permettere in tutta Italia, nel rispetto delle distanze di sicurezza, di
svolgere attività motoria all’aperto
(per ciò si intende anche una
passeggiata, per i bambini il giocare all’aperto con i soli membri del proprio
nucleo famigliare, coltivare un orto, etc.). Volendo essere più cauti, si
potrebbe all’inizio adottare il modello francese, che permette “passeggiate e
attività fisica, purché da soli o con il proprio nucleo familiare, per un’ora
al giorno, nel raggio di un chilometro
dall’abitazione”. Ciò eviterebbe anche l’affollamento che si potrebbe
verificare in alcune aree verdi. Per chi fa jogging, a qualunque età, le
distanze di sicurezza potrebbero aumentare: rispetto a #iorestoacasa, un hashtag più mirato potrebbe essere #iostoatremetri, aggiungendo il
consiglio di non fare jogging nella scia di altri.

– Dovrebbe passare il messaggio che
chi fa attività motoria non va guardato con riprovazione. Al contrario, si
tratta di persone che attuano comportamenti meritori, tutelando la salute
propria, proteggendosi meglio anche dalle infezioni, e alleggerendo il carico
assistenziale per la società: così le risorse sanitarie potranno essere meglio
riservate a chi ne ha più bisogno.

– La tutela della salute e un
efficace contenimento dell’epidemia non si possono attuare con decisioni
autoritarie poco trasparenti, ma
attraverso l’empowerment delle persone
: la possibilità per i cittadini di
fare scelte informate, partecipate, attraverso strumenti chiari, coordinati e
condivisi. Una gestione trasparente dell’emergenza faciliterebbe l’adesione
alle regole necessarie al contenimento dell’epidemia.

La Rete Sostenibilità e
Salute

1.     Fondazione Allineare Sanità e
Salute

2.     Associazione Frantz Fanon

3.     Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia

4.     Associazione per la Decrescita

5.     Associazione Scientifica Andria

6.    
Centro di Salute
Internazionale e Interculturale (CSI) – APS

7.     Fondazione per la Salutogenesi ONLUS

8.     Giù le Mani dai Bambini ONLUS

9.     Medicina Democratica ONLUS

10.  Movimento per la Decrescita Felice

11.  Rete
Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina

12.  Slow Medicine

13.  SIMP Società Italiana di Medicina Psicosomatica

14.  Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia sociale

15.  Italia che cambia

Le seguenti associazioni hanno sottoscritto il documento:

Medicina di segnale

Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo

Movimento per la Decrescita Felice
Rossana Garofalo
approdi odv
Terra Nuova Edizioni
ISBEM, Impresa Sociale Non Profit, Scarl
FIAMO, Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati

UPPA
CENTRO STUDI EVA REICH
Associazione Leib – il corpo che resiste
CCM Comitato Collaborazione Medica

Media relation Rete Sostenibilità e
Salute

– Email: rete@sostenibilitaesalute.org

– Sito: www.sostenibilitaesalute.org

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– Video: La
rete Sostenibilità e Salute
La
Carta di Bologna
(spot), Presentazione
della Carta di Bologna

Adesioni

Se altre realtà associative intendessero sottoscrivere questo documento, potranno farlo circolare sui propri canali e al contempo segnalarci la loro adesione compilando il seguente form. Provvederemo a segnalare le relative adesioni sul nostro sito internet.


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7 aprile 2020 – Investire in salute, oggi e domani

In occasione del prossimo 7 aprile, la Rete Europea contro la Commercializzazione della Salute (http://europe-health-network.net) ha predisposto questo comunicato stampa che sarà reso disponibile a tutti i media del nostro continente.
Troverete questo comunicato in varie lingue a questa pagina:http://europe-health-network.net/spip.php?article276

30.03.2020 – Investire in salute, oggi e domani

La diffusione della pandemia del coronavirus mette in evidenza i problemi creati dalle politiche di sottofinanziamento, della privatizzazione e della mercificazione all’interno dei sistemi sanitari.

Questa crisi, imprevista ma non imprevedibile, è stata soprattutto determinata dalle misure di austerità imposte dalle politiche dell’Unione Europea, attraverso raccomandazioni avendo come oggetto solo il rispetto dei parametri di bilancio.

I governi nazionali hanno effettuato una riduzione della spesa pubblica, in particolare nel campo della protezione sociale e della salute. Questo approccio ha favorito il mercato e ha portato a una stratificazione della qualità delle cure: Oggi, ci sono notevoli diseguaglianze nell’ accesso alle cure sanitarie, legate alle condizioni socio-economiche delle persone.

Queste scelte hanno portato alla drastica riduzione del numero di posti letto disponibili negli ospedali in molti paesi e alla riduzione del personale, ad una maggiore precarietà dello stesso ,tutto ciò per arrivare a ridurre i costi della sanità.

L’assistenza sanitaria è diventata sempre più privatizzata. Le politiche nel campo della salute si sono concentrate quasi esclusivamente sul numero crescente di prestazioni senza tener conto della loro efficacia e senza capire i veri bisogni delle popolazioni. Il volume di attività molto elevato rappresenta una fonte di guadagni e di rimborsi per le strutture private e accreditate, ma non rispetta quello che dovrebbe essere un sistema basato sui bisogni e sui diritti. Vengono stimati i costi presunti per ciascuna patologia indipendentemente dalle reali esigenze di cura dei pazienti.

Di fronte a una situazione di emergenza come quella in cui viviamo, è ormai chiaro che solo un sistema sanitario pubblico al di fuori dalle leggi di mercato, un sistema universalistico e gratuito può essere in grado di proteggere l’intera popolazione e promuovere delle campagne di prevenzione legate ai rischi da affrontare in modo coordinato. La prevenzione consente di limitare il peso delle malattie, quello che non è nell’interesse di un sistema sanitario basato sul profitto. Tuttavia, pensiamo che questa pandemia offra a certi attori commerciali la possibilità di fare un bel affare con la vendita di apparecchiature, di forniture medicali e di test. Notiamo che alcuni governi, al fine di reagire alla situazione e per superare le debolezze dei sistemi sanitari pubblici, vanno a stipulare contratti con operatori sanitari privati senza alcuna trasparenza o negoziazione.

Per questo motivo, la Rete Europea contro la privatizzazione e la commercializzazione di salute e protezione sociale e il People’s Health Movement riaffermano che è essenziale, ora più che mai, creare un sistema sanitario pubblico europeo, forte e solidale, di qualità e accessibile a tutta la popolazione. Questo sistema deve essere finanziato da risorse pubbliche attraverso le tasse o i contributi previdenziali, a seconda del paese, per dare la risposta piena e universale ai bisogni di salute. Essa deve inoltre essere basata sulla solidarietà tra le persone e tra i paesi europei, piuttosto che sugli interessi privati degli azionisti.

Gli Stati membri devono rendere la protezione sociale e la difesa della salute come priorità nei loro bilanci, che non devono sottostare a vincoli burocratici. E ‘particolarmente importante che questi bilanci siano adeguatamente finanziati per soddisfare i problemi di salute anche per il futuro: invecchiamento della popolazione, cronicità, disabilità, fragilità sociale, salute mentale, salute nei luoghi di lavoro. Ciò è possibile attraverso l’armonizzazione sociale a livello europeo, con una fiscalità generale progressiva accompagnata dalla lotta contro l’evasione fiscale.

Questo richiede anche che la salute non può essere considerata separatamente da altri settori. Gli effetti sulla salute dovrebbero essere uno dei criteri di valutazione di tutte le politiche europee.

Il 7 aprile, Giornata mondiale della salute, delle azioni decentrate sono organizzate in tutta Europa. Per il quinto anno consecutivo, la Rete Europea e PHM chiama i cittadini, gli operatori sanitari, le associazioni a mobilitarsi in occasione della giornata di lotta contro la commercializzazione della salute.

La pandemia Covid-19 ci costringe a cancellare tutte le riunioni e le manifestazioni pubbliche.

Chiamiamo ogni cittadino/cittadina a dare un segno per la “moltiplicazione di solidarietà, non del virus”.

Come? Con una iniziativa “striscione bianco” il 7 aprile.

  1. Esponete i vostri messaggi su un piccolo striscione bianco in un luogo visibile o fate un cartello in casa
  2. Fatevi una foto con i vostri messaggi
  3. Condividete

  • sui social con l’hashtag #health4all e o #salutepertutteetutti e inviatele ai vostri responsabili politici
  • sulla mappa interattiva che potete raggiungere qui: bit.ly/Agir4Health

Rete Europea contro la privatizzazione e la commercializzazione della salute e della protezione sociale – http://europe-health-network.net/ – Tél. +32499 42 44 48 – europeanhealthnetwork@gmail.com

Movimento Popolare Europeo per la Salute – https://phmovement.org/ – ana@phmovement.org


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https://www.facebook.com/events/549550719025438/




I RISCHI PER LA SALUTE DEL 5G MORATORIA IN BASE AL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

COMUNICATO STAMPA DEL 20 DICEMBRE 2019

I RISCHI PER LA SALUTE DEL 5G

MORATORIA IN BASE AL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

La Rete Sostenibilità e Salute fa proprie le forti preoccupazioni già espresse da una vasta parte della comunità scientifica internazionale circa i rischi connessi alla tecnologia 5G e si associa alla richiesta di moratoria avanzata a più riprese da ISDE Italia.

Tutta la popolazione è attualmente esposta a Campi Elettro Magnetici (CEM) ad alta e bassa frequenza che hanno fatto aumentare, nei paesi industrializzati, il livello di esposizione in ambienti interni di 5.000 volte dal 1985 al 2005; a questo si aggiunge ora il 5G (“5th Generation”) che userà le bande 700 MHz, 3.4-3.8 GHz, 26 GHz e, successivamente, le bande comprese nella gamma tra 24.25 e 86 GHz (Fonte: AGCOM).
Tale tecnologia è già stata autorizzata su circa 4 milioni di cittadini italiani senza alcuna autorizzazione specifica da parte dei Ministeri competenti, in particolare di quello della Salute.
I limiti attualmente vigenti in Italia-che pur vanta una delle legislazioni più cautelative a livello internazionale, anche se dal 2012 i livelli di esposizione vengono calcolati come media delle 24 ore e non puntuali – non sono tuttavia adeguati a proteggere la salute umana, in quanto sono basati sul solo effetto acuto di riscaldamento dei tessuti, secondo le indicazioni dell’ organizzazione privata “International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection” (ICNIRP), discussa per i conflitti di interesse di molti dei suoi componenti.
Come Rete Sostenibilità e Salute non possiamo ignorare le migliaia di studi che attestano come gli effetti biologici dei CEM vadano ben oltre la sola azione di riscaldamento acuto e siano principalmente riferibili a: stress ossidativo, alterazione dei canali del Calcio, alterazione della conformazione delle proteine (“misfolding protein”), alterazioni nell’espressione genica, con conseguenze cliniche sia di tipo cancerogeno che non cancerogeno.
Per quanto attiene le onde del 5 G non disponiamo di studi epidemiologici (come per le altre frequenze) ma di studi sperimentali sia su animali che su linee cellulari che attestano l’insorgenza di effetti biologici potenzialmente pericolosi. La loro azione è stata oggetto di una recente ampia revisione. Data la loro bassa penetranza (10 mm), le ricadute possono essere locali (cellule cutanee, terminazioni nervose, microcircolo) ma anche sistemiche, in seguito al rilascio di mediatori infiammatori.
Come documentato ormai da una vastissima letteratura scientifica l’esposizione alle radiofrequenze rappresenta un rischio per tutte le forme di vita, comprese api ed insetti utili, così come è particolarmente inquietante l’azione sui batteri, in cui è stata dimostrata l’insorgenza di
antibiotico resistenza. Nell’uomo sono stati descritti disturbi neuro-comportamentali e del neurosviluppo, alterazioni neurologiche, alterazioni spermatiche, disturbi metabolici e endocrini, alterazioni del ritmo cardiaco. Per quanto attiene l’azione cancerogena i CEM sono stati classificati come cancerogeni possibili (2B) nel 2011 dalla IARC (aumentato rischio di gliomi cerebrali e neurinomi).
Ampie metanalisi di studi caso/controllo pubblicate dopo il 2011 hanno dimostrato che per uso prolungato (10 anni) o per esposizione oltre 1640 ore al telefono mobile vi è un incremento statisticamente significativo di tumori cerebrali, in particolare glioblastomi, variabile dal +32% al 44%. Studi in vivo condotti dal National Toxicology Program e dall’Istituto Ramazzini, pur se condotti con esposizione degli animali a tipi diversi di radiofrequenze (telefoni cellulari per lo studio NTP e stazioni radio base per lo studio Ramazzini) hanno dimostrato incremento negli animali della medesima tipologia di tumori a livello cardiaco e delle guaine nervose. A seguito di queste recenti acquisizioni la riclassificazione della cancerogenicità delle radiofrequenze è stata inserita fra le priorità dalla IARC.
Consideriamo inoltre che in Italia nel 2012 è stata riconosciuta la causa di servizio per un neurinoma di un nervo cranico insorto dal lato in cui veniva usato il telefono mobile per 5-6 ore al giorno per 12 anni per ragioni professionali.
Facciamo nostre le raccomandazioni del Comitato Europeo per i Rischi da Radiazioni (ECRR), che – tenendo conto degli studi pubblicati nel 2018 dal National Toxicology Program (NTP) e dall’Istituto Ramazzini – propone che anche per le radiofrequenze (come per le radiazioni ionizzanti) vengano adottati limiti che tengano conto dell’effetto cumulativo e utilizzino fattori
correttivi legati alla frequenza, all’età e alla tipologia delle persone esposte.
Sempre a proposito dei limiti intendiamo stigmatizzare anche il comportamento “schizofrenico” dell’ Europa, perché da un lato il Consiglio d’Europa raccomanda agli stati membri di fissare soglie preventive che non superino gli 0,6 Volt/metro e di ridurre questo valore a 0,2 V/m, ma dall’altro, la Commissione Europea spinge per la commercializzazione su larga scala del 5G con cui si prevede un aumento dei limiti fino a 61 V/m.
Appare in particolare urgente conoscere il rischio di tumori cerebrali in bambini ed adolescenti in relazione all’esposizione ai telefoni cellulari, il cui uso è sempre più massivo ed avviene in età sempre più precoce. A questo proposito ribadiamo con forza la richiesta che vengano al più
presto resi pubblici i risultati di Moby kids, ampio studio caso-controllo condotto con fondi pubblici europei in 14 paesi, compreso l’Italia, che sono stati inviati alla Commissione Europea il 17 gennaio 2017, quasi tre anni fa.
Per concludere, il 5G è una forma di sperimentazione preliminare, in assenza di qualunque studio di valutazione ambientale o di salute e di fatto viene installato:

  • Violando palesemente il principio di precauzione della legislazione Europea, senza svolgere la dovuta, e preventiva, valutazione ambientale strategica (VAS);
  • senza alcuna consultazione pubblica o consenso informato pubblico, violando l’atto dei diritti umani delle Nazioni Unite e la Convenzione del 2007 sui diritti umani per le persone e le disparità funzionali ed il Codice di Norimberga del 1947;
  • senza adeguati limiti di esposizione basati sugli effetti biologici e su esposizioni croniche;
  • in assenza di strumenti tecnici e normativi utili al monitoraggio di questo specifico standard di trasmissione/ricezione;
  • in presenza di una massiccia quantità di studi indipendenti che dimostrano che le radiazioni elettromagnetiche artificiali, provenienti dal 2G, dal 3G, dal 4G -già in essere e a cui il 5G si aggiungerà- e da una serie di altri simili fonti, sono dannose alla salute pubblica e all’ecosistema.

Rispetto ai rischi per la salute sopra delineati la Rete Sostenibilità e Salute, appellandosi al principio di precauzione, si associa alla richiesta di moratoria avanzata a più riprese da ISDE Italia, richiedendo di non promuovere l’utilizzo del 5G su ampia scala sino a quando non saranno effettuati seri studi indipendenti che documentino in maniera definitiva la nocività o meno per la salute umana di questa tecnologia e sino a quando non si renderanno disponibili strumenti tecnici e normativi adeguati alla tutela della salute pubblica.
Come scrisse oltre 30 anni fa Lorenzo Tomatis: “Adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche accettare il dovere di informare, impedire l’occultamento di informazioni su possibili rischi… evitare che si consideri l’intera specie umana come un insieme
di cavie sulle quali sperimentare tutto quanto è in grado di inventare il progresso tecnologico”.

La Rete Sostenibilità e Salute

Rete Sostenibilità e Salute: chi siamo?

Siamo un insieme di associazioni che da anni si impegnano in maniera critica per proteggere,
promuovere e tutelare la salute. Ogni associazione ha la sua storia e le sue specificità, ma siamo
accomunati da una visione complessiva della salute e della sostenibilità.

  1. AsSIS – Associazione di studi e informazione sulla salute
  2. Associazione Dedalo 97
  3. Associazione Frantz Fanon
  4. Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
  5. Associazione per la Decrescita
  6. Associazione Scientifica Andria
  7. Centro Salute Internazionale-Università di Bologna
  8. Federspecializzandi
  9. Fondazione Allineare Sanità e Salute
  10. Fondazione per la Salutogenesi ONLUS*
  11. Giù le Mani dai Bambini ONLUS
  12. Italia che cambia
  13. Medicina Democratica ONLUS
  14. Movimento per la Decrescita Felice
  15. NoGrazie
  16. Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca
  17. People’s Health Movement
  18. Psichiatria Democratica
  19. Rete Arte e Medicina
  20. Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
  21. Saluteglobale.it
  22. Slow Food Italia
  23. SIMP Società Italiana di Medicina Psicosomatica
  24. Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia sociale
  25. Vivere sostenibile

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PSICOFARMACI AI BAMBINI: MOLTE LE CRITICITÁ,É NECESSARIO CONSOLIDARE IL MODELLO ITALIANO

COMUNICATO STAMPA DEL 5 NOVEMBRE 2019
PSICOFARMACI AI BAMBINI: MOLTE LE CRITICITÁ,É NECESSARIO CONSOLIDARE IL MODELLO ITALIANO

La Rete Sostenibilità e Salute interviene sul delicato tema dell’utilizzo di psicofarmaci in età evolutiva in Italia, esaminando lo scenario internazionale e lanciando un appello al Ministro della Salute Speranza per una migliore appropriatezza prescrittiva di queste molecole.

“La somministrazione di molecole psicoattive a bambini e adolescenti presenta potenziali criticità – di carattere clinico ed etico – su cui concorda la letteratura internazionale”. Inizia così il puntuale position paper della RSS, Rete Sostenibilità e Salute, che riunisce le associazioni del terzo settore più attive sul tema della “salute sostenibile”. La Rete richiama con decisione l’attenzione degli operatori sia sulla valutazione dell’opportunità di prescrivere psicofarmaci ai bambini, sia sulle implicazioni etiche e giuridiche di tali prescrizioni.
Per quanto la comunità scientifica non sia concorde sull’opportunità di usare prodotti psicoattivi su organismi con un sistema nervoso centrale ancora in via di sviluppo, sono oltre 15 milioni i minori in terapia psicofarmacologica, nel mondo, per le più diverse patologie, a fronte di una preoccupante carenza di risorse per terapie non farmacologiche scientificamente validate.
Ciononostante, il ricorso, ad esempio, ai farmaci antidepressivi per trattare bambini e adolescenti è in crescita: in USA, Gran Bretagna, Germania, Danimarca e Olanda è aumentato complessivamente del 40% negli ultimi 7 anni. Si tratta di una tendenza mondiale, confermata da un recente studio pubblicato sullo European Journal of Neuropsychopharmacology, i cui dati dimostrano che in Gran Bretagna il numero di antidepressivi prescritti ai minori è cresciuto del 54%, del 60% in Danimarca, del 49% in Germania, del 26% negli Stati Uniti e del 17% in Olanda; maggiori incrementi si sono registrati nelle fasce d’età tra 10 e 19 anni, e i farmaci più utilizzati sono citalopram, fluoxetina e sertralina. “L’uso di antidepressivi nei giovani è preoccupante – ha commentato il Dott. Shekhar Saxena, già Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’OMS – una preoccupazione aggravata dal fatto che i farmaci prescritti ai giovani nella maggior parte dei casi non sono autorizzati per gli under 18”.

L’Italia non è potenzialmente estranea a questi preoccupanti scenari, ancorché per fortuna lontana dagli scandali verificatisi negli USA, come quello dello psicofarmaco Paxil®, le cui prove di pericolosità per i minori sono state taciute dalla casa farmaceutica Glaxo.

Analoghe preoccupazioni riguardano l’impropria somministrazione di molecole psicoattive a bambini iperattivi. Tra i principali fattori di rischio per l’insorgere di comportamenti diagnosticati come Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione (ADHD) si trovano anche i fattori socio- economici: la letteratura scientifica dimostra che bambini provenienti da famiglie con basso status socioeconomico hanno probabilità molto superiori di ricevere diagnosi di ADHD rispetto ai figli di genitori con status più elevati. È quindi quantomeno discutibile che il soggetto diagnosticato con ADHD sia il bambino, quando tale disattenzione potrebbe essere attribuita al contesto sociale e ambientale. “Trascurare questa prospettiva significa decidere, come società, che è troppo impegnativo e costoso agire sull’ambiente in cui crescono e si sviluppano i bambini, e preferire quindi adattare i bambini difficili al contesto”, afferma il documento della Rete.

Il fondatore dell’Institute for Scientific Freedom Peter Gøtzsche evidenzia ad esempio come in alcuni Paesi i tassi di diagnosi aumentino in corrispondenza della diminuzione dei finanziamenti scolastici: non si può infatti trascurare il ruolo della scuola e delle condizioni di lavoro degli
insegnanti in questo processo. Non è raro che questi, sovraccarichi di lavoro, sentano minacciata l’immagine di sé, la propria autostima e il proprio operato per via delle difficoltà incontrate nel contenere i comportamenti di alcuni alunni e ottenere i risultati attesi necessari per attenersi al programma didattico; come sottolinea Allen Frances, a capo della task force del DSM-IV, questo aumenterebbe il rischio di fenomeni di “inflazione diagnostica”.

Insieme alle incertezze diagnostiche, esiste inoltre il rischio dell’adozione di possibili strategie di “disease mongering”, ovvero di artificiosa modifica dei criteri di diagnosi per ampliare le opportunità di vendita per i farmaci psicoattivi, rispetto al quale una puntuale registrazione dei casi di minori trattati con farmaci per ADHD rappresenta un efficace correttivo.

Il documento della RSS enfatizza poi le peculiarità positive del modello italiano rappresentato dal Registro Nazionale per l’ADHD, avanzando al Ministro della Salute Speranza specifiche proposte:

1. creare un sistema informativo per il monitoraggio e la tutela della salute mentale dedicato all’infanzia, che permetta di monitorare il volume delle prestazioni e di compiere valutazioni epidemiologiche sulle caratteristiche dell’utenza e sui piani di trattamento;
2. estendere l’attività di monitoraggio del Registro attualmente in vigore per l’ADHD, che monitora le prescrizioni di metilfenidato e atomoxetina, ad altre tipologie di farmaci prescritti ai minori, specie in modalità off-label;
3. redigere un report annuale pubblico sulla popolazione minorile diagnosticata e sottoposta a terapie specie farmacologiche, completo di dettagli sulle terapie somministrate, le remissioni dei sintomi, le terapie non farmacologiche erogate;
4. modificare con urgenza la sperequazione nell’accesso alle cure, con riguardo al mancato accesso alle terapie non farmacologiche da parte di molte famiglie residenti in Regioni i cui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) non le prevedono;
5. creare strumenti adeguati per informare la cittadinanza dei risultati dei report e di altra documentazione utile per contribuire a scelte terapeutiche più consapevoli, informate;
6. avviare un percorso di confronto con le istituzioni sanitarie di altre nazioni, per rendere noto e valorizzare al meglio il modello di controllo adottato in Italia;
7. in ultimo, anche in relazione al possibile uso inappropriato di alcune di queste molecole in modalità di “auto-medicazione”, valutare una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione e prevenzione rivolta alla cittadinanza (gli Allegati al paper riportano anche diversi fattori di rischio associati ad ADHD che si possono evitare o almeno ridurre con appropriati interventi delle famiglie interessate e/o della scuola).

Il documento della RSS si conclude con una citazione del Rapporteur delle Nazioni Unite sui diritti umani, il Dott. Dainius Pūras, il quale ha sottolineato, in un recente rapporto dell’ONU, come alcune condizioni strutturali (povertà, discriminazione, violenza) siano le cause più profonde alla radice del disagio mentale e della sofferenza a cui, “troppo spesso vengono fornite risposte individualizzate, immediate, influenzate da un paradigma esclusivamente biomedico che ignora i trattamenti alternativi, sottovaluta il ruolo della psicoterapia e di altri trattamenti psicosociali e, cosa più importante, non affronta i fattori determinanti che contribuiscono ad una cattiva salute mentale, con una sovramedicalizzazione particolarmente dannosa per i bambini”

La Rete Sostenibilità e Salute

Rete Sostenibilità e Salute: chi siamo?
Siamo un insieme di associazioni che da anni si impegnano in maniera critica per proteggere, promuovere e tutelare la salute. Ogni associazione ha la sua storia e le sue specificità, ma siamo accomunati da una visione complessiva della salute e della sostenibilità.

1. Comitato Giù le Mani dai Bambini ONLUS
2. Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia sociale
3. Fondazione Allineare Sanità e Salute
4. AsSIS – Associazione di studi e informazione sulla salute
5. Associazione Dedalo 97
6. Associazione Frantz Fanon
7. Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
8. Associazione per la Decrescita
9. Associazione Scientifica Andria
10. Centro Salute Internazionale-Università di Bologna
11. Federspecializzandi
12. Fondazione per la Salutogenesi ONLUS
13. Medicina Democratica ONLUS
14. Movimento per la Decrescita Felice
15. NoGrazie
16. Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca
17. People’s Health Movement
18. Psichiatria Democratica
19. Rete Arte e Medicina
20. Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
21. Saluteglobale.it
22. Slow Food Italia
23. Slow Medicine
24. SIMP Società Italiana di Medicina Psicosomatica
25. Italia che cambia
26. Vivere sostenibile

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• Portavoce: Jean-Louis Aillon – rete@sostenibilitaesalute.org; 328.7663652
• Sito: www.sostenibilitaesalute.org
• Pagina Facebook: Rete Sostenibilità e Salute
• Video: La rete Sostenibilità e Salute; La Carta di Bologna (spot), Presentazione della Carta di Bologna

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