7 aprile 2020 – Investire in salute, oggi e domani

In occasione del prossimo 7 aprile, la Rete Europea contro la Commercializzazione della Salute (http://europe-health-network.net) ha predisposto questo comunicato stampa che sarà reso disponibile a tutti i media del nostro continente.
Troverete questo comunicato in varie lingue a questa pagina:http://europe-health-network.net/spip.php?article276

30.03.2020 – Investire in salute, oggi e domani

La diffusione della pandemia del coronavirus mette in evidenza i problemi creati dalle politiche di sottofinanziamento, della privatizzazione e della mercificazione all’interno dei sistemi sanitari.

Questa crisi, imprevista ma non imprevedibile, è stata soprattutto determinata dalle misure di austerità imposte dalle politiche dell’Unione Europea, attraverso raccomandazioni avendo come oggetto solo il rispetto dei parametri di bilancio.

I governi nazionali hanno effettuato una riduzione della spesa pubblica, in particolare nel campo della protezione sociale e della salute. Questo approccio ha favorito il mercato e ha portato a una stratificazione della qualità delle cure: Oggi, ci sono notevoli diseguaglianze nell’ accesso alle cure sanitarie, legate alle condizioni socio-economiche delle persone.

Queste scelte hanno portato alla drastica riduzione del numero di posti letto disponibili negli ospedali in molti paesi e alla riduzione del personale, ad una maggiore precarietà dello stesso ,tutto ciò per arrivare a ridurre i costi della sanità.

L’assistenza sanitaria è diventata sempre più privatizzata. Le politiche nel campo della salute si sono concentrate quasi esclusivamente sul numero crescente di prestazioni senza tener conto della loro efficacia e senza capire i veri bisogni delle popolazioni. Il volume di attività molto elevato rappresenta una fonte di guadagni e di rimborsi per le strutture private e accreditate, ma non rispetta quello che dovrebbe essere un sistema basato sui bisogni e sui diritti. Vengono stimati i costi presunti per ciascuna patologia indipendentemente dalle reali esigenze di cura dei pazienti.

Di fronte a una situazione di emergenza come quella in cui viviamo, è ormai chiaro che solo un sistema sanitario pubblico al di fuori dalle leggi di mercato, un sistema universalistico e gratuito può essere in grado di proteggere l’intera popolazione e promuovere delle campagne di prevenzione legate ai rischi da affrontare in modo coordinato. La prevenzione consente di limitare il peso delle malattie, quello che non è nell’interesse di un sistema sanitario basato sul profitto. Tuttavia, pensiamo che questa pandemia offra a certi attori commerciali la possibilità di fare un bel affare con la vendita di apparecchiature, di forniture medicali e di test. Notiamo che alcuni governi, al fine di reagire alla situazione e per superare le debolezze dei sistemi sanitari pubblici, vanno a stipulare contratti con operatori sanitari privati senza alcuna trasparenza o negoziazione.

Per questo motivo, la Rete Europea contro la privatizzazione e la commercializzazione di salute e protezione sociale e il People’s Health Movement riaffermano che è essenziale, ora più che mai, creare un sistema sanitario pubblico europeo, forte e solidale, di qualità e accessibile a tutta la popolazione. Questo sistema deve essere finanziato da risorse pubbliche attraverso le tasse o i contributi previdenziali, a seconda del paese, per dare la risposta piena e universale ai bisogni di salute. Essa deve inoltre essere basata sulla solidarietà tra le persone e tra i paesi europei, piuttosto che sugli interessi privati degli azionisti.

Gli Stati membri devono rendere la protezione sociale e la difesa della salute come priorità nei loro bilanci, che non devono sottostare a vincoli burocratici. E ‘particolarmente importante che questi bilanci siano adeguatamente finanziati per soddisfare i problemi di salute anche per il futuro: invecchiamento della popolazione, cronicità, disabilità, fragilità sociale, salute mentale, salute nei luoghi di lavoro. Ciò è possibile attraverso l’armonizzazione sociale a livello europeo, con una fiscalità generale progressiva accompagnata dalla lotta contro l’evasione fiscale.

Questo richiede anche che la salute non può essere considerata separatamente da altri settori. Gli effetti sulla salute dovrebbero essere uno dei criteri di valutazione di tutte le politiche europee.

Il 7 aprile, Giornata mondiale della salute, delle azioni decentrate sono organizzate in tutta Europa. Per il quinto anno consecutivo, la Rete Europea e PHM chiama i cittadini, gli operatori sanitari, le associazioni a mobilitarsi in occasione della giornata di lotta contro la commercializzazione della salute.

La pandemia Covid-19 ci costringe a cancellare tutte le riunioni e le manifestazioni pubbliche.

Chiamiamo ogni cittadino/cittadina a dare un segno per la “moltiplicazione di solidarietà, non del virus”.

Come? Con una iniziativa “striscione bianco” il 7 aprile.

  1. Esponete i vostri messaggi su un piccolo striscione bianco in un luogo visibile o fate un cartello in casa
  2. Fatevi una foto con i vostri messaggi
  3. Condividete

  • sui social con l’hashtag #health4all e o #salutepertutteetutti e inviatele ai vostri responsabili politici
  • sulla mappa interattiva che potete raggiungere qui: bit.ly/Agir4Health

Rete Europea contro la privatizzazione e la commercializzazione della salute e della protezione sociale – http://europe-health-network.net/ – Tél. +32499 42 44 48 – europeanhealthnetwork@gmail.com

Movimento Popolare Europeo per la Salute – https://phmovement.org/ – ana@phmovement.org


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CONVEGNO APERTO – MILANO, 20 E 21 GENNAIO 2017 – ISCRIZIONE GRATUITA ON LINE

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CONVEGNO APERTO – MILANO 20 E 21 GENNAIO 2017 – CAMERA DEL LAVORO CORSO DI PORTA VITTORIA, 43

 

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Medicina Democratica a 40 anni dal suo primo Congresso (1976 Bologna) promuove un’iniziativa al fine di affermare il diritto alla salute.

Non si tratta di una scadenza statutaria, né di un obbligo, ma è un’opportunità che MD vuole mettere a disposizione di chiunque possa essere interessato. Per questa ragione si è pensato di condividere la proposta con altre associazioni, movimenti, sindacati, reti che lottano e sono impegnate per il medesimo fine.

Non si vorrebbe organizzare un convegno classico; l’impronta dovrebbe essere “di movimento”: siamo di fronte ad una certa deriva politica e sociale che sta portando progressivamente a ridurre il diritto alla salute ad una sorte di opzione sottoposta alle esigenze di mercato e alle risorse disponibili (o che si si vogliono ritenere tali): si acuiscono le diseguaglianze, non si supera il contrasto fra lavoro e salute e, in sintesi, non si considera più fondamentale il diritto alla salute di cui all’articolo 32 della Costituzione Repubblicana. Ancora non ci sembra che vi sia una cosciente e larga opposizione a quanto sta avvenendo. La molteplicità e la varietà delle molteplici espressioni associative, di movimento e di organizzazione possono costituire una ricchezza nella misura in cui si confrontino e cerchino, senza nulla togliere alle loro peculiarità una via comune di azione di opposizione e di proposta.

Abbiamo individuato più precisamente i due temi fondamentali sui quali chiediamo di confrontarci perché vorremmo fare della ricorrenza dei 40 anni di MD un’iniziativa comune. Sottolineiamo che tali temi non sono solo “i nostri” essi derivano da un grande movimento e da una grande riflessione, da una relazione permanente che si è creata fra lavoratori ed intellettuali; il cambiamento è arrivato da li. E ci chiediamo se questo non sia il metodo più corretto e che vale ancora oggi, anche se la dispersione è più ampia e la sintesi risulta alquanto difficile:


A) Il contrasto fra lavoro e salute
è presente da sempre; la salvaguardia salute, agli inizi della rivoluzione industriale, era un fatto del tutto privo di interesse; successivamente la perdita di salute constatata è diventata monetizzazione salariale e solo negli anni 69-73 è stato posto il problema e si è operato per eliminare o ridurre l’impatto della nocività nei luoghi di lavoro e nell’ambiente. Ma tale dato è stato tutt’altro che definitivo. Ancora oggi il problema è riproposto come non risolto, si pensi per esempio a quanto avvenuto ed avviene intorno alla questione ILVA. Nella pratica, ma, a volte anche in teoria, addirittura anche in certi giudizi della magistratura, la salvaguardia della salute è legata alle risorse che si ritiene di rendere disponibili.
Si potrebbe, nell’incontro preventivato, partire da qualche esempio, la stessa Ilva di Taranto, e/o la Caffaro di Brescia o le tante fabbriche dell’amianto non solo per ragionare sulle conseguenze per i lavoratori e le popolazioni circostanti, ma per indicare nuove prospettive e nuove forme organizzate di mobilitazione e di lotta. Quale relazione fra economia e lavoro, quali produzioni mettere in discussione, come affrontare l’impatto ambientale della chimica. Considerare ancora le leggi che ci sono, la cui applicazione è legata a problemi economici più che a valori etici.
Non ultimo dovremmo discutere sul funzionamento delle strutture di prevenzione che soffrono sempre di più di mancanza di risorse e di operatori, ma anche di relazioni dirette con i soggetti coinvolti, gli stessi, che a volte, sembrano “poco interessati” per cultura o per costrizione.
Dovrebbero anche essere discussi gli organismi previdenziali, l’INPS e particolarmente l’INAIL, grande pachiderma burocratico che è riuscito a mantenere per sé stesso competenze che la riforma sanitaria del 1978 aveva tolto e affidato alle USL. Si vorrebbe inoltre entrare nel merito e dare indicazioni operative sulla la condizione delle donne lavoratrici e sul mobbing che tarda ad essere riconosciuto.

B) Il Servizio sanitario nazionale, universale, pubblico, partecipato fondato sulla prevenzione, viene dato per insostenibile, in realtà sono i fautori dei sistemi assicurativi e integrativi e chi li sostiene che lo danno per perso, avendo constatato e sperimentato che il sistema medico-industriale può essere (lo è già) fonte di grandi profitti. Ne è convinta o viene convinta anche buona parte della politica. Si è visto in Europa come sia stato destrutturato il più antico sistema sanitario, il NHS. Idem per quello spagnolo e per altri che già avevano una diversa configurazione: perché mai deve resistere solo quello italiano? Il problema è la nostra debolezza, forse ancora la frammentazione delle forze che ritengono che la sanità pubblica sia da difendere.
Il nostro intendimento è dunque quello di cercare di operare per costituire un fronte comune.

LA DATA DELL’INCONTRO E FISSATA PER I GIORNI 20 GENNAIO 2017 (POMERIGGIO – SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO) E 21 GENNAIO (TUTTA LA GIORNATA – SUL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE).
LA DISCUSSIONE DEL 21 E’ PROPOSTA INIZIALMENTE IN ASSEMBLEA QUINDI PER GRUPPI DI LAVORO PER ARRIVARE A UNA SINTESI E AD UNA CONCLUSIONE COMUNE.

IL DOCUMENTO FINALE – DATA LA NUMEROSITA’ E COMPLESSITA’ DEI TEMI E LA NECESSITA’ DI DEFINIRE UNA PIATTAFORMA CONDIVISA – SEGUIRA’ NEI GIORNI SUCCESSIVI CON APPROVAZIONE VIA MAIL DA PARTE DEI PARTECIPANTI.


PROGRAMMA A QUARANT’ANNI DALLA FONDAZIONE DI MEDICINA DEMOCRATICA (avvenuta a Bologna nel maggio 1976)
CONVEGNO NAZIONALE MILANO – CAMERA CONFEDERALE DEL LAVORO -CORSO DI PORTA VITTORIA 43 (MM LINEA 1 SAN BABILA)

 

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20 GENNAIO ORE 14,30 – 18.30 AULA BUOZZI

Relazione introduttiva:
In ricordo di Luigi Mara – LAURA MARA

IL DIRITTO ALLA SALUTE DENTRO E FUORI I LUOGHI DI LAVORO: GINO CARPENTIERO (medico del lavoro-Firenze)
La soggettività operaia e la non delega, un modello da attualizzare o una memoria storica ? – Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro

MARCO SPEZIA – Proposte di modifica al DLgs 81/08 alla luce anche delle proposte Sacconi
ENZO CORDARO – Le proposte di AIBeL sullo stress lavoro correlato e sulle vessazioni sul lavoro
DISCUSSIONE e altri interventi
RICCARDO ANTONINI – La discriminazione nei luoghi di lavoro. Le proposte dei lavoratori
ALESSANDRO ROMBOLA’ – Introduzione del reato di vessazioni sul lavoro nell’ordinamento giuridico
MAURIZIO LOSCHI – Ma l’INAIL è ancora utile ai lavoratori?

Interventi

CONCLUSIONE: QUALE DIFESA IN UNA SITUAZIONE ECONOMICA E LAVORATIVA PRECARIA MARCO CALDIROLI (v. presidente di MD)
INIZIATIVE DI MOVIMENTO E DI LOTTA

21 GENNAIO ORE 9 – ASSEMBLEA PLENARIA AULA BUOZZI

RELAZIONE INTRODUTTIVA: 1976 PRIMO CONGRESSO NAZIONALE – CON GIULIO MACCACARO NASCE MEDICINA DEMOCRATICA – PIERGIORGIO DUCA (presidente di Medicina Democratica)

INTERVENGONO:
SENATRICE NERINA DIRINDIN (Commissione Igiene e Sanità – Senato della Repubblica)
ALBERTO DONZELLI (Fondazione Allineare sanità e salute- Milano)
ROSSANA BECARELLI (Rete Sostenibilità e Salute – Torino)
BARBARA GRANDI (ANDRIA – Per l’assistenza appropriata in ostetricia e ginecologia – San Gimignano)


ore 10,30 gruppi di lavoro
(WORK IN PROGRESS – I GRUPPI POTRANNO SUBIRE MODIFICHE):

1. Salute e organizzazione sanitaria: Per una nuova Riforma Sanitaria e l’individuazione di un modello di finanziamento della sanità che paghi la salute e non la malattia. (Ripartire dalla Costituzione e dalla riforma del 1978, operare una critica alle successive involuzioni e arrivare a nuove proposte sulla base dei principi condivisi).
2. a) Salute e Lavoro (il superamento della pretesa contraddizione: servizi e strutture – partecipazione e prevenzione) e b) Ambiente e Lavoro (comprensivi della questione energetica, dei rifiuti, dell’agricoltura)
3. Salute della Donna (il superamento della discriminazione nei luoghi di vita e di lavoro: quali servizi e quali strutture – l’involuzione della 194 – il riduzionismo nei consultori)
4. Salute mentale (non si può tornare indietro dalla più grande riforma degli anni 70: quale riaffermazione e quale evoluzione nei servizi e nelle strutture)
5. a) I Livelli Essenziali di assistenza (quale medicina generale, quali ospedali: cura e riabilitazione) b) Epidemiologia e Prevenzione – Scienza e Formazione (critica dei conflitti di interesse che determinano una scienza funzionale agli interessi del mercato e della formazione universitaria)
6. Disabilità, cronicità, non autosufficienza (ciò che viene ritenuto la causa dell’ ”enorme aumento della spesa sanitaria” che finisce per essere ridimensionato quando non escluso dal Servizio Sanitario Nazionale)
7. La Salute e Servizi Sanitari in Europa (confronto con la Rete Europea per il diritto alla Salute tramite alcuni rappresentanti di Francia, Belgio, Spagna, Grecia)
SI RICHIEDE A COLORO CHE INTENDONO PARTECIPARE AI GRUPPI DI ISCRIVERSI, DI PREPARARE UN BREVE DOCUMENTO INTRODUTTIVO CHE VERRA’ ESPOSTO NEL GRUPPO SCELTO – ELEZIONE DI UN COORDINATORE.

Ore 16,30 CONCLUSIONI: LE RETI PER LA DIFESA E L’AFFERMAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

JEAN-LOUIS AILLON (Rete Sostenibilità e Salute)
PAOLO FIERRO (Rete napoletana per il diritto alla salute)
HAKIM BAYA (Rete europea per il diritto alla salute)

 

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L’ambiente è salute: incontro con la Cittadinanza di Canosa Sannita

Nell’ambito del programma di comunicazione su ambiente e salute “ISDE incontra le Comunità locali” la sezione ISDE di Chieti incontra la Cittadinanza del Comune di Canosa Sannita (CH) Giovedì 28 Aprile 2016 alle ore 20.30 presso l’Auditorium Comunale. All’evento sono invitati tutti i cittadini ed in particolare le mamme dei bimbi in età scolare e pre-scolare. Interverrà Felice Vitullo, Presidente della Sezione ISDE Chieti.
Scarica la locandina

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Inceneritori nel territorio di Felino

Biomasse_316x180_24Venerdì 8 Aprile 2016 (ore 21) gli abitanti di Folino (PR) e dintorni sono invitati ad una assemblea straordinaria presso il cinema comunale di Felino sulla recente legislazione europea e nazionale in merito agli impianti cogeneratori a biomassa, sulle conseguenze e i possibili pericoli per la salute ed affrontare insieme questo pericolo incombente.

All’evento interverrà Manrico Guerra, Presidente della sezione ISDE di Parma.
Scarica il volantino

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Malattie da inquinamento dell’aria e rischi per la salute legati agli inceneritori

InquinamentoAtmosferico_316x180_6Sabato 16 Gennaio 2016 dalle ore 9:30 alle 13:00 si svolgerà il primo seminario “Ambiente e Salute” promosso da ISDE Chieti e dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Chieti.


L’argomento verterà su “Malattie da inquinamento dell’aria e rischi per la salute legati agli inceneritori” e si terrà presso l’Ordine dei Medici di Chieti (Via D. Spezioli 56, Scala L).
Scarica il programma.

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La formazione medica e i bisogni di salute

Le scuole di medicina sono in grado di formare professionisti capaci di rispondere ai bisogni di salute delle persone e delle comunità che andranno a servire? Come rispondono alle sfide che l’epoca della globalizzazione e della complessità pone? Come affrontano il tema della responsabilità sociale?
Rispondendo a queste domande la Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG) entra nel merito del dibattito innescatosi a livello nazionale sulla formazione medica che ha visto coinvolti la FNOMCeO e la Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia.
In un documento che raccoglie le riflessioni emerse da un confronto partecipato tra professori, specializzandi e soprattutto studenti, la RIISG mette l’accento sugli aspetti etici della professione medica a partire dai quale dovrebbe essere studiata e insegnata la medicina, e sulla necessità di accompagnare lo sviluppo di un pensiero critico e di creare spazi di dialogo e confronto tra saperi, professioni e discipline (paradigma della complessità).


Altri due punti fondamentali sono la riduzione dell’iperspecializzazione dando spazio ad un “nuovo generalismo”, cioè ad un approccio più ampio che veda salute e malattia nel contesto dell’intera vita delle persone, e la responsabilità sociale dei medici, che deve essere data di fronte alle situazioni di crisi, ingiustizia sociale ed emarginazione provocate dall’attuale sistema globalizzato. “Si ritiene che tale responsabilità non sia definita a priori ma debba essere cercata personalmente e contestualmente in un confronto con tutti coloro che hanno sinceramente a cuore tali questioni”.

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COMUNICATO STAMPA: DOCUMENTO PER I PARLAMENTARI EUROPEI

downloadDOCUMENTO PER I PARLAMENTARI EUROPEI:
Un impegno per la Sostenibilità e la Salute

Alla cortese attenzione dei mezzi di stampa,

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce 21 associazioni attive sui temi della salute e della sostenibilità, ha pubblicato sul proprio sito un documento in cui richiede ai parlamentari europei un serio impegno per la tutela della salute dei cittadini europei (in allegato). Il documento è stato inviato ai parlamentari italiani e il nominativo di coloro che lo sottoscriveranno sarà a breve pubblicato sul sito della RSS.

Nel documento la RSS richiede la tutela dei beni comuni, cosi come adeguate politiche nella gestione dei rifiuti, degli inquinanti ambientali e nell’agricoltura, enfatizzando l’importanza dell’equità e dei determinati sociali di salute. Si richiedono, inoltre, una serie di azioni a tutela dei servizi sanitari, quali per esempio porre limiti più rigorosi al marketing di prodotti sanitari, farmaci, dispositivi medici, cosi promuovere azioni di prevenzione tramite leggi e direttive che prevedano di usare le risorse destinate alla sanità in modo più appropriato, favorendo la riduzione di esami e trattamenti che apportano scarsi benefici e rischiano di procurare danni, e facilitando l’adozione di corrette abitudini di vita.

“La nostra salute dipende ormai da ampi processi riguardanti la sfera socio-economica ed ambientale che non possono che essere tutelati in ambito europeo. E’ possibile farlo ed è arrivato il tempo di agire.” riporta il portavoce della rete Jean-Louis Aillon.

Rete Sostenibilità e Salute

Media relation Rete Sostenibilità e Salute
– Portavoce: Jean-Louis Aillon – rete@sostenibilitaesalute.org
– Sito: www.sostenibilitaesalute.org
– Pagina Facebook: Rete Sostenibilità e Salute

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TTIP e Salute

BRITAIN-EU-US-TRADE-TTIP-DEMOCOMUNICATO STAMPA

La Rete Sostenibilità e Salute (RSS), che riunisce alcune associazioni sui temi della salute come bene comune e della sostenibilità del sistema sanitario pubblico, pubblica una presa di posizione sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Questo trattato commerciale fra USA ed UE, modificando le attuali regole a favore della libera concorrenza, potrebbe avere conseguenze negative sulla salute, sia indirettamente attraverso i determinanti sociali e ambientali di salute (lavoro, alimentazione, inquinamento, disuguaglianze, etc), sia direttamente attraverso la mercificazione dei servizi sanitari.
La RSS ritiene che, se le trattative per il TTIP dovessero proseguire, i cittadini e le loro associazioni dovrebbero vigilare, ed eventualmente esercitare pressione, perché siano rispettati alcuni principi di salvaguardia della salute, elencati nella presa di posizione. Condizione necessaria perché questa vigilanza abbia luogo è che le trattative per il TTIP siano condotte in maniera trasparente.


POSIZIONE DELLA RETE SOSTENIBILITA’ E SALUTE (RSS) SUL TTIP

Introduzione

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), è un trattato di libero commercio bilaterale attualmente in discussione tra UE e USA. In parallelo, ma con una lieve sfasatura, la UE sta discutendo un trattato simile, il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), con il Canada. Molti cittadini europei si oppongono a questi trattati, noti con il generico nome di Free Trade Agreements (FTA), e a trattati più estesi sul commercio di servizi, come il TISA (Trade In Services Agreement). Questo è un accordo multilaterale tra i 50 paesi che hanno il mercato dei servizi più avanzato (in pratica tutti i paesi ricchi più Turchia, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica, ma senza i BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), rimasto segreto fino a quando Wikileaks ne ha reso noto il testo non definitivo, nel giugno 2014.

La campagna contro TTIP e CETA, che mira a bloccare anche il TISA, è organizzata e sostenuta, al momento di scrivere questa nota, da 238 associazioni e ha raccolto oltre un milione di adesioni individuali. Collegata a quella europea, esiste anche una campagna Stop TTIP italiana, sostenuta da 95 associazioni, tra cui alcune di quelle che fanno parte della RSS, oltre che da molte persone a titolo individuale. Questa opposizione non è altro che la ripresa di quella che anni fa era scesa in piazza a livello globale per protestare contro gli accordi del WTO (World Trade Organization). A seguito di massicce proteste popolari, da Seattle in poi, e delle resistenze di molti governi, i lavori del WTO, sono congelati da una decina d’anni e sono stati sostituiti da negoziati per FTA bilaterali.

Il TTIP, di cui poco si sa perché i negoziati avvengono a porte chiuse e la documentazione messa a disposizione del pubblico è scarna,1 si occupa di qualsiasi commercio, dai prodotti agricoli a quelli industriali, ma anche, come il TISA, del commercio di servizi. Servizi di ogni tipo: comunicazioni, trasporti, distribuzione, turismo, cultura, sport, scuola, servizi finanziari, servizi ambientali (acqua, smaltimento di rifiuti). Esiste anche la categoria “altri servizi”, nella quale si può infilare di tutto. In generale, qualsiasi servizio può rientrare in un FTA, a condizione che non si tratti di un monopolio di stato, di un servizio fornito cioè esclusivamente da un governo, e che vi sia la partecipazione, seppur minima, del settore privato. I servizi sanitari e sociali, nell’UE e negli USA sono erogati anche da privati, e possono quindi rientrare nel TTIP.

Cosa significa? Che qualsiasi individuo o ditta privata di un paese che sottoscrive l’accordo possa piazzare sul mercato degli altri paesi firmatari la sua merce in regime di libera concorrenza, salvo le restrizioni previste dall’accordo che regola il settore. Per esempio, un operatore USA potrebbe aprire un ospedale in Italia (e viceversa), purché l’ospedale abbia le caratteristiche previste dalla legge; e quell’ospedale potrebbe entrare in concorrenza con gli ospedali pubblici e privati italiani. Questo principio, di libero accesso al mercato, è solitamente integrato da un secondo principio: il cosiddetto trattamento nazionale. Questo impone che ogni operatore proveniente da uno dei paesi firmatari dell’accordo non subisca nessun tipo di discriminazione rispetto agli operatori nazionali, per esempio in termini di tasse, dazi e regole commerciali.

La domanda è: questa liberalizzazione dei servizi sanitari e sociali, e più in generale di tutti i servizi (tutti quelli elencati sopra rientrano tra i determinanti sociali e ambientali di salute, basti pensare alla scuola e ai servizi per la captazione e la distribuzione dell’acqua potabile), oltre che del commercio di beni (basti pensare a quello degli alimenti), farà bene o farà male alla salute? Impossibile rispondere senza conoscere i dettagli dell’accordo. Una seria posizione pro o contro gli effetti su sanità e salute del TTIP non può che basarsi, attualmente, su alcuni principi che, se rispettati nel corso dei negoziati, porterebbero probabilmente a salvaguardare sanità e salute.

I principi

1. Il primo principio non può che essere quello della massima trasparenza. I cittadini europei hanno il diritto di conoscere il contenuto dei negoziati in modo da poter esprimere, direttamente, attraverso i loro rappresentanti istituzionali, o attraverso i gruppi, le associazioni e le reti che formano, il loro parere sull’accordo. Devono essere cioè in grado di far pressione, con i mezzi legali e politici a loro disposizione, perché un accordo che metta a rischio sanità e salute possa essere modificato in meglio. Non si può certo aspettare il voto del Parlamento Europeo sul testo definitivo del TTIP per tentare di modificare accordi potenzialmente dannosi: sarebbe troppo tardi.
2. Il secondo principio consiste nel dare priorità, in qualsiasi parte del trattato, al diritto alla salute rispetto al libero commercio. Se il mercato causa danni alla salute, tanto peggio per quest’ultima, sembra essere la filosofia attualmente dominante. La RSS ritiene che non possa essere così e chiede invece che, nel proseguire i negoziati, si applichi il principio “salute in tutte le politiche” (“health in all policies”); si proceda cioè, nel negoziare un accordo, a valutare innanzitutto i possibili effetti sulla salute dello stesso, e a modificarlo nel caso siano prevedibili effetti negativi (o non positivi).
3. In terzo luogo, l’ambiente e la sua sostenibilità, che tanta parte giocano nella salute degli attuali cittadini e delle future generazioni, devono essere salvaguardati di fronte a qualsiasi accordo commerciale che li possa modificare in senso negativo. A questo proposito, la RSS ritiene che debba mantenersi il principio di precauzione; che di fronte cioè a un’incognita riguardante i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute di un accordo commerciale, sia assegnata la prevalenza all’ambiente e alla salute rispetto al mercato.
4. Per quanto riguarda la sanità, e sapendo che il processo di privatizzazione e liberalizzazione della stessa ha preceduto di gran lunga l’inizio dei negoziati per il TTIP (ed è già molto avanzato in alcuni paesi), la RSS chiede con forza che nel trattato non sia inclusa nessuna norma che impedisca il processo inverso, e cioè un ritorno al monopolio del settore pubblico in sanità, se questa fosse la volontà di un governo e di un parlamento democraticamente eletto. Inoltre, la RSS chiede che qualsiasi accordo sul commercio di servizi per la salute tenga in considerazione i possibili effetti sull’equità in salute, evitando per lo meno che aumenti l’iniquità. Promuovendo un sistema basato sulla legge della domanda e dell’offerta, il TTIP potrebbe infatti rendere più facile per i ricchi, e più difficile per i poveri, accedere ai servizi di cui hanno bisogno. Per i ricchi potrebbero esserci servizi di qualità più elevata, e più costosi, mentre i poveri dovrebbero accontentarsi delle briciole del mercato.
5. Il TTIP potrebbe anche influenzare il costo dei farmaci. Potrebbe includere un capitolo sulla proprietà intellettuale, aumentando e proteggendo la durata dei brevetti, e scoraggiando così investimenti nel mercato dei farmaci generici. Potrebbe spingere le compagnie farmaceutiche europee a registrare nuovi farmaci presso le autorità USA, dove i criteri sono meno rigidi e le lobbies sono più potenti. Potrebbe, se si decidesse di armonizzare gli standard europei sulla base di quelli adottati negli USA, limitare l’attività di istituzioni governative, come il NICE (National Institute for Clinical Excellence) in Gran Bretagna, che raccomandano di usare nuovi farmaci sulla base del rapporto tra costi e benefici. Infine, se ci fosse un ISDS, le multinazionali del farmaco potrebbero chiedere un risarcimento per qualsiasi misura i governi prendessero per ridurre la spesa farmaceutica, visto che queste misure interferirebbero in ogni caso con il libero mercato. La RSS chiede che nessuno degli accordi del TTIP preveda simili possibilità.
6. Infine, dato che l’applicazione del TTIP, una volta approvato, potrebbe dar luogo a controversie (tra stati, tra privati, o tra stati e privati), la RSS chiede che tali controversie siano risolte dalla giustizia ordinaria. Che il TTIP cioè non preveda nessun meccanismo simile a quello che va sotto il nome di ISDS (Investor-State Dispute Settlement), una specie di “tribunale speciale” che, nell’esperienza di FTA già in vigore, tende a dare prevalenza al libero mercato rispetto alla salute, con ovvie conseguenze dannose per quest’ultima. L’esistenza di un simile tribunale, inoltre, potrebbe costituire un deterrente all’emanazione di leggi per la protezione della salute, dell’ambiente, dell’agricoltura, della catena alimentare, dei cittadini e dei consumatori, o potrebbe ritardarne l’entrata in vigore.

Conclusioni

Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, durante la sua lezione su “L’imperfezione dei mercati”, tenuta alla Camera dei Deputati il 23 settembre 2014, ha pronunciato le seguenti parole: “Un’altra cosa che l’Europa non deve fare è sottoscrivere il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP). Un accordo di questo tipo potrebbe rivelarsi molto negativo per l’Europa. Gli Stati Uniti, in realtà, non vogliono un accordo di libero scambio, vogliono un accordo di gestione del commercio che favorisca alcuni specifici interessi economici. Il Dipartimento del Commercio sta negoziando in assoluta segretezza senza informare nemmeno i membri del Congresso americano. La posta in gioco non sono le tariffe sulle importazioni tra Europa e Stati uniti, che sono già molto basse. La vera posta in gioco sono le norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell’ambiente e dei consumatori in genere. Ciò che si vuole ottenere con questo accordo non è un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini americani ed europei, ma si vuole garantire campo libero a imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e per la salute umana.”2 Sulla base di queste premonizioni, la RSS ritiene che debba aumentare il dibattito pubblico sui possibili effetti del TTIP, affinchè le scelte finali siano frutto dell’opinione condivisa dei cittadini, delle loro associazioni e dei loro rappresentanti, e non del potere del mercato.

(Approvato nell’ assemblea del 31/01/2015)


COSA SONO IL TTIP, IL CETA, IL TISA, L’ISDS E I LORO IMPATTI POSSIBILI

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Nota inserita dal Comitato Giù le mani dai bambini, Associazione Medicina Centrata sulla persona, Osservatorio Metodi per la Salute:
Questo comunicato stampa è stato approvato e diramato senza l’accordo e il consenso del Comitato “Giù le Mani dai Bambini” Onlus, della Associazione Medicina Centrata Sulla Persona Onlus Ente Morale, e dell’Osservatorio Metodi per la Salute del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano “Bicocca”, organizzazioni fondatrici della RSS – Rete Sostenibilità e Salute. Il documento di critica al TTIP è stato posto in votazione senza dar modo agli associati di discutere un numero significativo di emendamenti presentati, i quali – pur non snaturandolo – erano tesi , nel desiderio di chi li ha formulati, a precisare meglio la posizione della Rete, nell’intento di non far apparire le critiche al TTIP – di per se più che legittime – come “ideologiche” o politicamente “orientate”. Le 3 organizzazioni contestano le modalità di approvazione del documento per ragioni innanzitutto di metodo, e una parte di esso per questioni di merito, e si dissociano quindi da tale posizione, pur confermando la fiducia nella missione della RSS, che rappresenta un prezioso e innovativo “laboratorio” di confronto e proposta sui tema della sostenibilità in ambito sanitario.




1° Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: associazioni e politica a confronto

Di seguito è descritto l’evento che ha portato alla costruzione della Rete Sostenibilità e Salute.

Lunedì 28 ottobre 2013, presso la Camera dei Deputati (aula dei gruppi parlamentari) si è tenuta dalle 9 alle ore 18, con grandi riscontri positivi la “1° Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: associazioni e politica a confronto”, organizzata dal Movimento per la Decrescita Felice, in collaborazione con i circoli territoriali MDF di Roma e dei Castelli Romani.

L’evento, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone in sala e di 500 in diretta streaming sul sito www.decrescitafelice.it, è stato organizzato per far sì che le principali associazioni italiane, che si occupano di temi legati alla salute/sostenibilità, potessero dialogare fra loro e con il mondo nella politica, nell’ottica di promuovere il cambiamento e la creazione di una rete collaborativa.

Hanno partecipato all’incontro esponenti di varie forze politiche: On. Filippo Fossati (PD), On. Massimo Baroni (M5S) e l’On. Serena Pellegrino (Sel).

L’incontro è stato totalmente finanziato tramite una campagna di crowdfunding che ha permesso di raccogliere 2.489 euro di donazioni.

Tutti i video degli interventi sono visibili cliccando il seguente link.

A questi link trovate gli Abstract degli Interventi delle Associazioni, la Presentazione delle Associazioni presenti, le presentazioni power point degli interventi, la trascrizione dell’intervento di Maurizio Pallante e la sintesi dei contenuti emersi durante la conferenza a cura di Paolo Cacciari.

Il programma :

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Di seguito infine il comunicato stampa che le associazioni presenti hanno sottoscritto:
Le associazioni, realtà e movimenti, che hanno aderito e partecipato alla giornata al fine di un confronto con il mondo della politica, hanno messo in evidenza plurime criticità inerenti la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo nell’ambito della salute.

Jean-Louis Aillon, vice-presidente del Movimento per la Decrescita Felice e principale organizzatore dell’evento, ha riportato che nel corso della conferenza “Si è discusso dell’importanza, nell’ottica della promozione della salute, della tutela dell’ambiente di vita e di lavoro, della promozione di maggiore equità (determinanti socio-economici di salute), della produzione e dell’utilizzo di cibo salutare, dell’appropriatezza delle cure, della demedicalizzazione della salute, di una maggiore indipendenza dal mercato dei farmaci e dei dispositivi medici, della libertà dal conflitto di interessi, delle medicine non convenzionali e dell’importanza della partecipazione dei cittadini nelle scelte inerenti la salute.”

Per far fronte a tali sfide è stato deciso di sviluppare forme di collaborazione fra le varie realtà, allo scopo di avviare la costruzione di una rete volta alla creazione di sinergie e di iniziative condivise, nonché un percorso di discussione e riflessione sulle tematiche inerenti la sostenibilità e la salute.

Movimento per la Decrescita Felice
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Centro Salute Internazionale, Università di Bologna
People’s Health Movement
Medicina democratica ONLUS
Slow Food Italia
Osservatorio italiano sulla Salute Globale
Associazione Frantz Fanon
Giù le mani dai bambini
No Grazie pago io
Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus-Ente Morale
Psichiatria Democratica
Slow medicine
Andria
Siquas (Società Italiana per la Qualità nell’Assistenza Sanitaria)
Sism ( Segretariato Italiano Studenti in Medicina)